Incidente alla Taddei, l'Adl Cobas: "Nessun lavoratore rischierebbe di subire un danno"

Il sindacato risponde alla cooperativa Taddei che aveva riferito la presenza di un video che mostrava la 'montatura': "Quali vantaggi avrebbe potuto mai ricavarne se tra l'altro l'infortunio non è neanche completamente retribuito?"

"Oggi presso gli uffici della Taddei Training -si legge in una nota di Adl Cobas- si è svolta l'audizione per l'istruttoria della contestazione disciplinare mossa nei confronti di un RSA ADL Cobas, lavoratore della Taddei Training Soc.Coop. Tale contestazione, come è noto, è stata nell'ultimo periodo al centro di un confronto tra la cooperativa e la scrivente O.S. ed ha portato ad una serie di prese di posizione da entrambe le parti. Come ADL Cobas abbiamo scelto di attendere che si facesse chiarezza su tutta la situazione in questione prima di rilasciare dichiarazioni pubbliche. Al fine di ricostruire con precisione i fatti accaduti è necessario fornire maggiori dettagli circa la suddetta contestazione. 

Il giorno 29 maggio 2014 si è verificato all'interno del magazzino 'Number 1 Unione' un incidente fra due lavoratori a seguito del quale uno di essi, RSA per l'ADL Cobas, è stato trasportato in ospedale. Rimaneva poi ricoverato per un giorno intero in quanto gli veniva riscontrato un “trauma alla parete addominale”. Il giorno 3 giugno 2014 lo stesso riceveva a sorpresa una contestazione disciplinare nella quale lo si accusava di aver provocato volontariamente l'incidente e di aver reso “dichiarazioni non corrispondenti al vero” al pronto soccorso. 

In tale contestazione non veniva specificato, come invece si dovrebbe, né la dinamica dell'incidentené le motivazioni alla base della presunta volontarietà, né la presenza di prove e testimoni a supporto. Tuttavia veniva già paventata come possibile sanzione il licenziamento del lavoratore. Davanti alla vaghezza della contestazione abbiamo prontamente chiesto delucidazioni al legale rappresentante di Taddei Training. Questi rispondeva che al momento non vi erano testimoni e le indagini erano ancora in corso. Abbiamo quindi fatto presente che una contestazione così formulata non poteva che essere arbitraria e pretestuosa, tanto più perché mossa nei confronti di un RSACiononostante rispondevamo alla contestazione fornendo anche testimoni a supporto dell'innocenza del lavoratore. In data 5 giugno 2014 la cooperativa comunicava alla presente O.S. la data per l'audizione orale, aggiungendo che “se davvero esistono tali testimonianze a Suo suffragio, le stesse vengono ritenute in egual modo menzognere”. Abbiamo fin dall'inizio ritenuto inaccettabile quest'atteggiamento perché giudicava in maniera preventiva il valore di una testimonianza e pertanto inficiava sin da subito la correttezza dell'istruttoria. 

Alla luce degli episodi accaduti e della mancanza di chiarezza da parte della Taddei Training abbiamo proclamato lo stato d'agitazione specificando una serie di motivazioni alla base della nostra scelta, condivise anche con tutti gli altri lavoratori (anche quelli non iscritti al nostro sindacato), tramite volantinaggio. Il 6 giugno, dopo che nessuna delle nostre richieste (ritiro della contestazione, reintegro immediato del lavoratore, ripresa del tavolo di trattativa su malattie e infortuni unilateralmente sospeso da parte della cooperativa proprio negli stessi giorni) era stata accolta, abbiamo effettuato uno sciopero davanti ai cancelli del magazzino. Durante il presidio uno dei lavoratori è stato aggredito da parte di una guardia privata fuori dai cancelli del magazzino. Lo stesso è stato soccorso dall'ambulanza e trasportato in ospedale, riportando un trauma alla caviglia che lo terrà fermo fino al 21 giugno. 

È la prima volta che in Italia accade un episodio del genere nel settore della logistica e non possiamo che denunciarne la gravità estrema, segno del clima d'intimidazione che si vuole esercitare nei confronti di quei lavoratori che negli scorsi mesi si sono esposti maggiormente per il miglioramento delle tutele contrattuali su infortuni e malattie. Piuttosto che buttare i soldi dei lavoratori per pagare un inutile servizio di picchiatori si potrebbero usare gli stessi per concedere quelle integrazioni salariali di cui c'è estremo bisogno. Tale questione non è di secondo piano; anzi aiuta a comprendere le motivazioni alla base della protesta dei lavoratori. Il contratto della logistica, pur trattandosi di uno dei settori lavorativi maggiormente usuranti dal punto di vista fisico e con un'elevata percentuale d'incidenti sul lavoro, risulta del tutto inadeguato a tutelare la salute dei lavoratori: infatti i primi tre giorni di malattia non sono pagati mentre dal quarto solo in maniera parziale. 

Come ADL Cobas da tempo ci stiamo battendo sul piano nazionale per portare avanti una campagna di progressivo miglioramento di queste tutele contrattuali. Già in molti altri magazzini siamo riusciti ad ottenere integrazioni salariali significative per questo tipo di episodi e stiamo cercando di fare altrettanto anche all'interno della cooperativa Taddei. Ci sembra quindi gravissimo che in occasione di un incidente come quello occorso alla nostra RSA non si faccia un passo avanti nel prosieguo della trattativa ma al contrario si accusi il lavoratore di essere lui stesso la causa volontaria del proprio infortunio. Sempre il giorno 6 giugno, nel pomeriggio, a circa dieci lavoratori tesserati ADL che avevano aderito allo sciopero è stata inaspettatamente cambiata mansione. Analogamente lunedì 9 giugno a circa 20 lavoratori, sempre tra quelli tesserati ADL e che avevano partecipato allo sciopero, è toccato lo stesso trattamento. Come mai questo provvedimento è stato preso solo nei confronti di un numero consistente di iscritti al medesimo sindacato? Sarà un caso che tutti loro avevano partecipato ad uno sciopero non gradito all'azienda?  Nella giornata di oggi, 10 giugno 2014, si è svolta infine l'audizione del lavoratore e dei testimoni per la chiusura dell'istruttoria. L'azienda ha portato come prova il video del circuito interno del magazzino in cui si osserva la dinamica dell'incidente. 

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Il nostro giudizio al termine della discussione avvenuta è che tale prova risulti insufficiente per giustificare l'accusa che gli viene mossa. La stessa dinamica può infatti essere interpretata attribuendo ai lavoratori coinvolti motivazioni diverse: prima di ritenere plausibile che uno di questi abbia voluto mettere a repentaglio la propria incolumità in vista di un non bene specificato intento riteniamo molto più logico e normale che si sia trattato di un incidente fortuito come spesso accade all'interno dei magazzini. Nessun lavoratore rischierebbe volontariamente di subire un danno fisico perché il corpo è lo strumento essenziale del proprio lavoro. Quali vantaggi avrebbe potuto mai ricavarne se tra l'altro l'infortunio non è neanche completamente retribuito? In base alla prove fornite valutiamo quindi che la contestazione mossa non abbia fondamento. Inoltre, riteniamo che tali episodi pongano fortemente in evidenza la necessità di fornire un'adeguata tutela contrattuale per i casi di malattia e infortunio. Infine, consideriamo gravissimo ed inaccettabile il fatto che lavoratori che esercitano il diritto di sciopero siano oggetto di atti di violenza. Pertanto continueremo a portare avanti le nostre rivendicazioni fin dai prossimi giorni nei modi e nei luoghi che riterremo più opportuni".

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