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Degrado e bivacco di fronte al Regio, i residenti: "Da via D'Azeglio a qui, non ne possiamo più"

Ma c'è anche chi approva: "Non capisco cosa ci sia di male passare qui una serata. Siamo una città piena di contraddizioni"

Alla domenica mattina restano i cocci di qualche vetro rotto, le cartacce e un po’ di rifiuti lasciati sui gradoni del Teatro Regio, gli stessi che la sera prima sono soliti ospitare decine e decine di ragazzi che si divertono a raccontarsi le loro storie universitarie. Tutto spinto da qualche birra, da bottiglie di vino, aneddoti accompagnati da grasse risate che si trascinano fino a tarda sera. A notte inoltrata. La domenica mattina inizia presto per i netturbini che solitamente si piazzano in zona e ripuliscono la strada che porta in Pilotta. La zona che confina con Piazzale della Pace, quella che porta in centro e che ospita il Regio, monumento della cultura di un tempo, è diventata zona di bivacco e degrado. La domenica mattina restano i suoni stridenti di schiamazzi che, a sentire i residenti, disturbano il loro sonno. 

“Siamo arrivati a un punto che non se ne può più – dice una signora che attraversa la strada con le buste della spesa -. Tutti quelli che hanno spostato da via D’Azeglio ce li ritroviamo sotto le nostre finestre”. Un signore sente e si ‘intromette’ nella discussione: “ll problema è che non ci va mai bene niente. Se non c’è nessuno diciamo che sono zone morte, se c’è gente diciamo che disturbano. Che cosa vogliamo? Ce lo siamo chiesti?”. 

“Troppo casino, troppo rumore, non si può stare in pace. Va bene che il centro di una città deve essere movimentato  - dice un padre di famiglia - ma così è troppo”. “Perché deturpare un monumento come il Regio? E’ simbolo di una cultura che si è persa – dice una signora – e con le usanze che ci sono adesso non tornerà di certo”.  “Da un lato gli spacciatori e da un altro chi consuma alcol. Siamo messi bene – afferma un nonno che porta a spasso il nipotino -. Cosa potremo garantire ai nostri giovani? Se questo è l’esempio…”. 

Ma c’è anche chi sta dall’altra parte, come sempre e in ogni situazione:  “Io – dice un ragazzo – non capisco che male faccia chi passa un po’ di tempo con alle spalle questa splendida meraviglia”. “Parma è stata sempre una città particolare – dice un signore distinto – che ama le contraddizioni. Davvero: non capisco cosa possano fare di male questi ragazzi”.

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