Val Taro e Val Ceno, il patto dei sindaci che chiedono aiuto: "Rilanciamo il territorio"

Albareto, Bardi, Berceto, Solignano, Valmozzola sanciscono un patto di amicizia per difendere insieme un territorio segnato da problemi per il quale chiedono un aiuto a livello locale e nazionale. "Occorre rilancio economico e strutturale del territorio"

Un patto per l'amicizia quello sancito per portare all'attenzione pubblica i problemi vissuti da comuni montani delle alte valli del Taro e del Ceno come Albareto, Bardi, Berceto, Solignano e Valmozzola. Una situazione difficile quella segnalata nel corso di un incontro con la stampa, acuita da problemi economici e strutturali, nonostante si tratti di una delle province maggiormente ricche d'Europa. L'unione dei comuni montani è uno dei temi maggiormente dibattuti, che genera polemiche per la sua reale efficacia e funzionalità sia in termini economici che di sistema. Secondo i sindaci sarebbe un errore limitare le autonomie dei singoli comuni unificando servizi e funzioni, perchè in questo modo non si terrebbe conto anche della vastità dei territori che ogni ente ricopre. Parla di deserto verde il sindaco di Solignano Lorenzo Bonazzi, sottolineando come il costo della vita per chi vive in questi territori sia anche maggiore rispetto a chi vive in pianura, con un calo occupazionale legato anche alla necessità di defiscalizzazione soprattutto per i giovani che intendano investire in una nuova impresa.

"La politica vera – rincara il sindaco di Valmozzola Claudio Alzapiedi – è quella fatta per il territorio. Qualcuno pensa che l'unione dei comuni possa essere una soluzione specie per riuscire ad accedere ai contributi europei ma non è così, perchè se non riusciamo a usufruirne è unicamente per colpa della burocrazia. Nessuno dei nostri comuni montani ha in bilancio la disponibilità economica per fare progettazione. Non solo occorre cofinanziare i progetti, ma anche anticiparne la spesa, tutto questo rende impossibile accedere ai fondi europei per noi". Polemiche anche a seguito delle dichiarazioni del vice presidente della Regione Emilia Romagna Simonetta Saliera, riguardo l'esclusione dai contributi per i comuni che non faranno parte dell'unione. "I nostri cittadini pagano le tasse e hanno diritto ad avere i servizi, non a vederseli togliere". Parlando di un'unione dei comuni non si terrebbe conto della storia delle singole realtà secondo Ferrando Botti, sindaco di Albareto, che non vede nell'unione o nella convenzione soluzioni utili per le realtà del territorio: "Non ritengo che l'unione possa risolvere le nostre problematiche, ma almeno con la convenzione si riserva la garanzia di autonomia dei singoli comuni. Sono d'accordo sul mettere insieme i servizi comunali, ma non si possono cedere funzioni, creando disservizi mettendo insieme uffici tecnici o creando un unico economato. La nostra speranza è che si riesca a far emergere competenze per accedere ai fondi europei".

Per risollevare il Paese è necessario ripartire dai singoli comuni secondo il sindaco di Berceto Luigi Lucchi, che ritiene un segno importante il fatto che i cinque comuni si impegnino insieme per difendere il territorio, nella speranza di trovare appoggio anche dalle altre realtà montane della provincia. Contrario a scelte ritenute insensate che toglierebbero servizi anzichè aggiungerli secondo Lucchi, come quelle relative ai trasporti, con la sostituzione di autobus invece di rendere maggiormente funzionale la linea ferroviaria. "Non ci sono biglietterie automatiche, non ci sono bagni, i treni sono sporchi, i display rimangono fulminati per mesi prima di essere sostituiti, i treni vengono soppressi senza preavviso. E' inevitabile che la gente li usi meno, ma invece di migliorare il servizio si è pensato di sostituire con gli autobus, senza pensare all'impatto ambientale e al tempo impiegato visto il traffico per percorrere il tragitto da Borgotaro a Fornovo o da Fornovo a Parma". Problemi di vario genere, dalle difficoltà del funzionamento del digitale che impedirebbe di vedere anche i canali nazionali pur avendo pagato il canone, alle fibre ottiche ferme nei tombini perchè mai sistemate:

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"Non ci sentiamo tutelati – tuona Lucchi –, vogliamo che ci diano nuovi servizi, non che ce ne tolgano per poi aspettarsi che li ringraziamo. E' inutile che ci parlino di bande larghe se poi non abbiamo l'analogico". Anche dal punto di vista infrastrutturale la situazione è difficile e i sindaci vogliono far sentire la propria voce per chiedere interventi che rendano più diretti i collegamenti tra i centri con aree di servizio moderne e attrezzate che diano nuova occupazione. Tra gli aspetti di maggior criticità con ripercussioni sociali la situazione occupazionale di centri come Bedonia con la perdita di posti di lavoro e l'assenza di nuovi investimenti. Da qui anche l'appello del sindaco Lucchi a Guido Barilla affinchè "possa creare posti di lavoro anche a Berceto e portare, quindi, nuove speranze per i suoi abitanti e a quelli di tutte le Terre Alte, sconfiggendo, con l'aiuto della Barilla, la subdola finanza, l'economia di carta, della speculazione senza produzione vera, che ci ha reso tutti più poveri".

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