Via Bengasi, occupato dalla Rete Diritti in Casa stabile abbandonato

Stamane famiglie con bambini e single senza dimora sono entrati, con l'appoggio dell'associazione, nella casa vuota del quartiere Molinetto. Due anni fa la promessa non mantenuta di ristrutturare l'immobile dopo l'occupazione di un gruppo di rifugiati

Stamattina un gruppo di famiglie con bambini e di single, o già in strada o che ci finiranno nelle prossime ore, sono state costrette ad entrare, con l'appoggio della Rete diritti in casa, in una delle tante, troppe, case abbandonate di Parma in via Bengasi. Non potevamo che occupare questo stabile abbandonato da anni. Più volte abbiamo cercato di aprire un tavolo di discussione con le Istituzioni per trovare una soluzione dignitosa alla crescita del problema degli alloggi.

L'inverno scorso abbiamo chiesto al Prefetto di Parma la convocazione di un tavolo tra le persone senza casa, le associazioni che operano sul territorio e il Comune, per trovare risposte all'aumento vertiginoso degli sfratti per morosità e alla vita in strada a cui molti cittadini di Parma erano e sono costretti. Abbiamo tentato di aprire un dialogo con l'Assessore alle politiche abitative Pellacini e quello alle politiche sociali Lasagna, prima contattandoli direttamente, poi facendoci sentire occupando simbolicamente il Duc per ricevere una loro risposta.

Sono anni che diciamo al Comune che l'emergenza casa colpisce duramente anche il nostro territorio e che la risoluzione complessiva di tale problema non può essere relegata all'annuncio mediatico di progetti troppo costosi per le casse comunali e i contribuenti, come l'housing sociale.
Progetti che non risolvono in nessuna maniera le esigenze dei tanti, troppi, che oggi a causa della crisi vedono comprensibilmente ridotti i propri redditi. Ad aggravare tale situazione vi è sicuramente l'assenza di strumenti statali e locali per aiutare chi ha perso il lavoro. Perdere il lavoro oggi non significa non voler lavorare ma significa che le imprese a causa della crisi tagliano i costi, lasciando migliaia di persone a casa senza reddito ma continuando comunque ad aumentare i propri profitti.

Ed in questo contesto l'occupazione di questo stabile ci segnala la noncuranza rispetto ai problemi dei cittadini di chi ha più possibilità. Uno stabile già occupato due anni fa da un gruppo di rifugiati politici che richiedevano il rispetto della loro condizione come l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati sentenzia. Due anni fa la risposta fu lo sgombero coatto degli occupanti con la promessa della ristrutturazione dell'immobile per la vendita. Dopo due anni tutti possono verificare che le promesse non sono state mantenute. Lo stabile continua ad essere vuoto mentre centinaia di persone nella nostra città vivono in strada.

Questo è inaccettabile. Come è inaccettabile che nel 2010 in Italia le persone vengano lasciate da sole a risolvere i problemi economici che qualcun altro ha causato loro. Come è inaccettabile che Parma ospiti Tremonti per celebrare i progetti di housing sociale, nonostante si ritrovi con un aumento esponenziale delle persone senza casa. Ben consapevoli che le famiglie che si rivolgono alla rete sono solo la punta di un iceberg e che nonostante ciò il comune non fa altro che proclami e slogan, abbiamo intenzione, già da lunedì, di chiedere un tavolo con la Prefettura per affrontare seriamente il problema del diritto alla casa costantemente negato.

Da oggi "senza casa non ci sto" non solo rappresenta un grido di rabbia ma un'azione concreta per restituire dignità a chi ne è stato privato.

Ricordiamo che l'ultimo presidio della Rete Diritti in Casa è stato organizzata in via Bramante qualche giorno fa.

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