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Sfratti - Via Trento, famiglia con due bimbi salvata dalla Rete Diritti in Casa

Due bambini, di un anno e tre anni, hanno rischiato di finire in strada. Il padre, in cassa integrazione a causa della crisi, non riusciva più a pagare l'affitto. Gli attivisti hanno ottenuto per loro una proroga

Ancora uno sfratto evitato a Parma: ad essere colpita questa volta sarebbe stata una famiglia con due bimbi, uno di un anno e una di tre, abitanti in via Trento, 13. Il padre è in cassa integrazione e la famiglia si è trovata pertanto in stato di morosità con conseguente procedura di sfratto giunta nella fase esecutiva. Esecuzione che non è stata ultimata grazie all'intervento degli attivisti della Rete Diritti in Casa che sono riusciti ad ottenere la proroga anche facendo presente che la famiglia ha 17 punti per le case popolari e che quindi sarebbe stato ancor più assurdo metterla in strada poco prima di una quasi certa assegnazione.

"Chiediamo ora con forza che il Comune, come sempre assente, entro il prossimo intervento dell'ufficiale giudiziario faccia anch'esso il proprio dovere o assegnando la casa popolare in tempi decenti o trovando una soluzione intermedia accettabile che non comporti lo smembramento della famiglia", è stata la dichiarazione dell'associazione.

Intanto per protestare contro l'emergenza casa a Parma, la Rete Diritti in Casa hadeciso di organizzare un presidio informativo che si svolgerà mercoledì 26 gennaio davanti la Prefettura in via Repubblica.

"La crisi economica è un dato di fatto - dichiarano gli attivisti. Ogni giorno la cronaca locale e nazionale è piena di notizie di aziende che mettono in cassa integrazione o licenziano direttamente. Tantissimi giovani sono disoccupati e gran parte dei nuovi contratti di lavoro sono di tipo precario. Una delle prime e devastanti conseguenze della crisi in atto è l’emergenza abitativa. Lo dicono i dati ufficiali: aumentati del 45% in 3 anni gli sfratti e quasi tutti sono sfratti per morosità (a Parma quasi 500 sfratti nel 2010). Il 5% di coloro che hanno un mutuo per la prima casa sono insolventi (Fonte: Banca d’Italia su dati 2007). Le graduatorie per le domande di casa popolare sono chilometriche e non ci sono possibilità di avere assegnazioni neanche per i richiedenti che hanno punteggi molto alti".

A fronte di questa situazione, come ha risposto - a vostro giudizio - il Comune di Parma?

"Dodici anni di immobilismo sul fronte delle case popolari a fronte di una crescita urbanistica smisurata e flussi di finanziamenti statali fino a ieri cospicui. Il Comune ha approvato un piano di edilizia residenziale straordinario che però darà i suoi eventuali (vedi debito finanziario) frutti solo tra 2 anni. Nel frattempo ha provveduto a vendere 60 alloggi popolari. Per il resto ha fatto edilizia pubblica solo per nuclei con reddito intermedio (Parmabitare, Casadesso ed ora Social Housing)".

E le altre istituzioni?

"Da mesi era stata richiesta al Prefetto la convocazione di un tavolo di confronto sull’emergenza abitativa che coinvolga oltre agli enti locali anche gli inquilini, gli sfrattati, gli occupanti per necessità. Finalmente giovedì saremo ricevuti in Prefettura. Siamo convinti che per risolvere l’emergenza occorra per lo meno scalfire quella specie di sacralità con la quale si avvolge il concetto di profitto privato e di proprietà privata. Prima di tutto devono esserci le persone e i loro sacrosanti diritti".
 

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