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Mercoledì, 25 Maggio 2022
Politica

"Vogliamo essere la lobby di chi non ha una lobby: precari, giovani e lavoratori"

Intervista ad Andrea Bui, candidato sindaco di Potere al Popolo: "Investire sulle case popolari recuperando i soldi dall'evasione fiscale, aiutare piccolo commercio e produttori locali. Vignali? Si è riesumata un'intera classe dirigente con delle responsabilità gravissime"

"Vogliamo costruire una lobby per chi non ha una lobby: lavoratori, precari, finte partire Iva. Da sindaco investirei sulle case popolari, recuperando i soldi dall'evasione fiscale, aiuterei il piccolo commercio e i produttori locali". Andrea Bui, educatore sociale, è il candidato sindaco di Potere al Popolo, di cui è anche coordinatore nazionale, per le prossime elezioni comunali. La proposta del partito, che si presenta da solo, è in alternativa a centrodestra e centrosinistra. Nel 2011 molti attivisti, poi confluiti in Potere al Popolo, erano scesi in piazza per chiedere le dimissioni dell'allora sindaco Pietro Vignali, che ora ritroveranno come avversario in campagna elettorale. 

Il percorso unitario nella sinistra alternativa al Pd non c'è stato: secondo te perchè è successo e quali sono i rischi

 "È successo perché non basta proporsi in modo distinto dal Pd per essere realmente di sinistra e realmente alternativi. Noi siamo per un progetto alternativo al centro sinistra, non per un centro sinistra alternativo. Contestiamo un modello di gestione della città fondato sulla rendita immobiliare e le privatizzazioni e sosteniamo un modello di città che provi a compensare, non ad acuire le disuguaglianze sociali. Come possiamo portare avanti in modo credibile questa idea con chi a livello regionale e nazionale sostiene la linea opposta? Potere al Popolo non fa politica solo a ridosso delle elezioni, il momento elettorale è solo un momento, certo importante ma non esauriente, del nostro intervento politico. Eravamo presenti prima e lo saremo anche dopo, qualunque cosa accada. Invece abbiamo già visto come le liste civiche e personali scompaiono subito dopo le elezioni. La democrazia non è soltanto il giro di giostra elettorale ma è provare ad esercitare la capacità di rappresentare interessi sociali e politici ben precisi in ogni circostanza. Oggi solo gli interessi economicamente più forti lo fanno con continuità, come ad esempio l'Unione industriali nella nostra città. Riteniamo sia sano dare voci anche ad altri settori sociali, per questo riteniamo possa essere importante avere una presenza di Potere al Popolo in consiglio comunale, per iniziare un percorso politico, per la costruzione di una lobby di chi non ha una lobby, lavoratori, precari, finte partite IVA, giovani senza diritto di cittadinanza, quelli ai margini della città del cemento e delle apparenze degli ultimi vent'anni". 

Si va verso lo scontro Vignali-Guerra: quali sono le vostre proposte in alternativa alle coalizioni centrodestra e centrosinistra?

"Pensiamo che sulle linee di fondo centro-destra e centro-sinistra abbiano le stesse posizioni. Sulle politiche urbanistiche ad esempio la ricetta è sempre cemento. Se guardiamo alla legge urbanistica regionale troviamo una legge che è assolutamente sovrapponibile a quelle di Veneto e Lombardia, la differenza è che si parla di consumo di suolo zero, ma è uno slogan vuoto, smentito dai fatti. Lega e Pd sono sostanzialmente d'accordo sul cargo, che è un'opera importante perché determina anche lo sviluppo futuro della città. Parma come tutte le città in Italia e in Europa deve affrontare un futuro fosco, non piove da oltre tre mesi, le conseguenze della crisi climatica cominciano a misurarsi sotto casa e diverranno un grosso problema. Occorre una visione lunga e una strategia diversa da quella che ci ha portato al disastro. Una forte regia pubblica che guidi la società verso un modello di società che consumi meno energia,

produca meno rifiuti, che non sia sottoposto all'imperativo della crescita e del risultato economico a ogni costo. La ricetta invece è sempre la stessa, tagli e privatizzazioni. Lo dimostra molto bene l'approvazione da parte del governo Draghi (che vede unito centro-sinistra e centro-destra) del Dl concorrenza che di fatto costringe le pubbliche amministrazioni a esternalizzare i servizi, accelerando le privatizzazioni, aumentando il lavoro non tutelato e facendo perdere preziose competenze di gestione e pianificazione dell'ente pubblico. Nel dibattito politico pubblico sembrano antitetici, nella realtà sono speculari. Cosa è cambiato nella gestione della città da Vignali a Effetto Parma? In ambito urbanistico certo abbiamo avuto un ridimensionamento, in gran parte dovuto anche alla disastrosa condizione delle casse pubbliche che il centro destra ha lasciato in eredità. Ma non si registra alcuna inversione di tendenza sostanziale nella gestione urbana e dei servizi sociali". 

Siete contro le cementificazioni e le privatizzazioni: oltre al no ai progetti aeroporto/Tibre e stadio, quali provvedimenti prenderebbe, nel concreto, a Parma se fosse eletto sindaco?

"La nostra proposta per Parma prende spunto dalle due questioni più urgenti da affrontare in futuro: la crisi economico-sociale e quella ambientale, che sono le due grandi sfide che il futuro ci pone. Sono sfide grandi che non si possono risolvere alla scala di una città di provincia come Parma, ma pensiamo che invece di autoeleggerci capitale di tutto contemplando il nostro ombelico, potremmo provare ad affrontare a livello locale queste sfide. Tra gli ambiti in cui un’amministrazione comunale può incidere in modo significativo c’è
sicuramente la pianificazione urbanistica. Proponiamo un piano di gestione urbana incentrato sul contenimento della rendita immobiliare che guida lo sviluppo urbano da almeno 20 anni. Lo vorremmo fare con una forte politica pubblica di case popolari, dedicando risorse che potrebbero essere reperite dal recupero dell'evasione fiscale, su cui il comune dovrebbe investire di più. Oggi viviamo in un città dove l'emergenza abitativa è una realtà ed è un problema destinato a peggiorare con il peggiorare della crisi economica, in cui le persone non trovano casa nonostante la cementificazione selvaggia degli ultimi anni. Andando ad incidere
sulla domanda si potrebbero contenere i costi, oggi proibitivi nel centro città e nella città consolidata anche per il piccolo commercio, con benefici che potrebbero risultare dunque anche nella sopravvivenza di un tessuto commerciale di vicinato che è un presidio fondamentale anche per la socialità. Il mercato non è riuscito a risolvere il problema abitativo, anzi lo sta ingigantendo, e questo discorso è applicabile anche per le risorse idriche, un tema destinato a diventare molto grave nei prossimi anni. Solo l'interesse pubblico può garantire una gestione equa di una risorsa fondamentale come l'acqua, occorre dare concretezza al referendum del
2011 ripubblicizzando l'acqua a Parma. Anche in tema di mobilità occorre puntare su una pianificazione urbanistica strettamente
correlata con quella sociale. Occorre un piano che porti la città a spostarsi principalmente con mezzi pubblici e non privati. Ma per fare questo non possiamo pensare che tutti i cittadini partano con le stesse possibilità, soprattutto nella gestione dei tempi di vita. Sicuramente occorre investire nella realizzazione di piste ciclabili e nell’incremento del servizio di trasporto pubblico; ma non non si tratta soltanto di stili di vita o di scelte individuali, ma di scelte politiche, collettive, dunque occorre investire su questo tema coinvolgendo aziende e scuole e soprattutto investendo risorse economiche.

Una risposta altrettanto complessa e variegata è quella che diamo al tema della sicurezza, finora l’unico centro di discussione di questa campagna elettorale. Siamo convinti che tutti e tutte debbano vivere la città in qualsiasi suo quartiere in sicurezza, ma la storia e i provvedimenti degli ultimi anni ci insegnano che questa non dipende dall’incremento e dalla mobilitazione delle forze dell’ordine. I problemi sono ancora una volta la precarietà e la solitudine in cui siamo costretti dai modi di vita attuali. Investire in centri di aggregazione per giovani, condizioni lavorative più sostenibili da un punto di vista economico e di tempi di vita, non è una soluzione facile o a breve termine, ma secondo noi più lungimirante. Vogliamo una tassazione locale più progressiva, oggi tutti pagano l'aliquota massima con una sola fascia di esenzione sotto i 12 mila euro di Isee. Riteniamo che debbano essere mosse tutte le leve fiscali del Comune per riequilibrare il peso della fiscalità, che deve pesare su chi ha di più. Infine pensiamo ad un incentivo per alcuni settori economici che hanno una ricaduta positiva in termini ambientali e sociali. Pensiamo alle produzioni agricole del territorio che coltivano in modo non tradizionale. Perché non pensare di fare un patto con i produttori locali per il rifornimento delle mense scolastiche del comune? Sosterremmo una filiera corta che produce rispettando l'ambiente e il lavoro, che allontana camion e fa mangiare i bambini e le bambine di Parma in modo più sano. Quando parliamo di gestione pubblica non ci riferiamo a un mero concetto di proprietà, ma

anche gestionale. Occorre valutare gli interventi pubblici facendo non solo un bilancio economico ma soprattutto un bilancio sociale. Se il Comune risparmia sul suo bilancio, ma lo fa appaltando servizi dove il risparmio è fatto a danno di lavoratori e lavoratrici, la città nella sua qualità della vita complessiva ci perde. Se il Comune fa cassa con gli oneri di urbanizzazioni di grandi centri commerciali, ma poi questo modello consuma verde e moltiplica l’uso dell’auto, la città ci perde in aria irrespirabile, tumori e scomparsa dei negozi di vicinato. Mettiamo al centro la qualità della vita di tutti e non l’interesse di pochi, soliti noti".

Siete aperti alla convergenza con altri candidati sindaco al di fuori della coalizione Pd-Effetto Parma?

 "Siamo aperti verso cittadini, comitati, associazioni che vogliono costruire insieme a noi un’agenda alternativa per Parma. Non ci interessano alchimie elettorali, ci interessa tornare a fare politica per le persone e tra le persone: troveremo qui i nostri alleati. Solo proposte chiare e vera partecipazione possono ridare speranza alla politica e dare un’alternativa al non voto".

Pietro Vignali ha ufficializzato la candidatura. Nel 2011 eravate scesi in piazza, come collettivo Insurgent City per chiedere le sue dimissioni. Cosa pensa di questo ritorno e come sono cambiate le cose, a Parma, in questi dieci anni?

"Questo ritorno testimonia la povertà della politica oggi. In dieci anni non è emerso un volto nuovo e si è riesumata un'intera classe dirigente che a mio giudizio ha delle responsabilità gravissime. E parlo del profilo politico, non giudiziario. Se si è scelto questo ritorno al passato è perché non c'è nessun altro, nei fatti. E questo dovrebbe far riflettere su cosa sia diventata oggi la politica, sul perché ormai la metà delle persone non va più a votare. Veniamo dalla grande disillusione grillina, il sindaco sui cui avrebbero dovuto passare per costruire l'inceneritore e ricontrattare il debito che soffocava il comune. E potremmo continuare. Ma la soluzione non è la Parma da bere di Vignali, pensiamo ci debba essere un'alternativa, non ci arrendiamo al modello di città manageriale, che sia in salsa yuppie o greenwashing, scommettiamo su una città non plasmata dal mercato ma dai bisogni di tutti i cittadini, perché una città vivibile per i soggetti socialmente più fragili è una città migliore per tutti". 

 

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