Venerdì, 25 Giugno 2021
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Anatomia di un gol 'totale': come nasce l'urlo di Mihaila

La svolta della partita al 9'. Prima della stoccata del romeno, 22 passaggi consecutivi, segno che la mentalità è cambiata. D'Aversa bada al sodo coinvolgendo tutti

Il calcio, si sa, è un gioco meraviglioso. Eppure il paradosso è che non è solo un gioco: dentro c’è tecnica, tattica, spirito di squadra. Principi alla base del credo di Roberto D’Aversa, che domenica ha vissuto dalla tribuna i 100’ del suo Parma, con una tensione amplificata impossibile da sfogare nel chiuso dello Sky Box dalla quale non evaporava. Ristagnava, con l’unico sfogo consentito: comunicare con una panchina che sembrava terribilmente lontana. E prima di buttare le braccia al cielo per la vittoria numero uno, dopo dieci partite dal suo ritorno, il tecnico ha evidentemente preso coscienza di una squadra che è tornata a essere la sua. Ci è voluto un po’. Il tempo per rimettere a posto le cose, volendo, ci sarebbe anche, a patto che l’enorme valore dell’impresa con la Roma non venga disperso per strada.

Nel suo essere leone in gabbia, domenica pomeriggio, il tecnico crociato ha potuto apprezzare dall’alto del ‘confino’ imposto dal giudice sportivo un Parma tonico, pronto. Con le linee belle strette, pronte ad aprirsi in fase di possesso, coadiuvate da un grande Brugman, travestito da Scozzarella, e assistite da un Pellè dominante, in forma Euro2016, quando l’amico di Bob, Antonio Conte, lo caricava a mille suggerendogli passo passo i movimenti per far saltare il banco del Belgio e della più accreditata Spagna. Altre storie, a D’Aversa forse è bastato somministrare a piccole dosi l’entusiasmo dei tifosi veicolato attraverso un video, per risvegliare il fuoco che covava sotto la cenere. Un video mostrato prima dell’ingresso in campo nel ventre del Tardini, un ventre che ribolliva di voglia di rivincita.

Passata attraverso una prova solida, che ha portato anche a un gol da primato per il Parma. Confezionato da Man per Mihaila, sì, ma che ha coinvolto quasi tutta la squadra con un giro palla avvolgente. Sono infatti 22 i passaggi consecutivi realizzati (dati Opta) prima della stoccata decisiva di Valentin, bravo a seguire nel taglio la corsa del compagno, che si è bevuto Kumbulla e ha apparecchiato per la botta del romeno di Targoviste. Da esterno a esterno, la chiusura di un’azione che una volta si definiva ‘alla mano’ del Parma di D’Aversa, cambiato anche nell’impostazione dell’azione e nella riproposizione di un calcio pratico, che bada al sodo anche se coinvolge tutti. Non è un caso che Gigi Sepe tocchi sempre una quantità industriale di palloni con i piedi, e che i movimenti a ‘venire dentro al campo’ dei suoi esterni (soprattutto Man), siano sempre più frequenti. Partecipazione, in fase di possesso e soprattutto non possesso, la ricchezza del Parma che in questo momento ha inglobato la disciplina daversiana.

Se vincere è lo scopo ultimo, specialmente in questo periodo storico per il Parma, il modo in cui si vince diventa secondario. Senza scomodare i filosofi del pallone, Machiavelli diceva spesso che il fine giustifica i mezzi: il fine di conservare lo Stato, proteggendolo e rafforzandolo, finiva per approvare il comportamento del Principe, che spesso surclassava la legge morale. Lo Stato è il Parma, in questo discorso. Conservarlo vorrebbe dire salvarlo. Ci sta provando D’Aversa, se poi ci riuscirà farà un autentico miracolo. Un altro.

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