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Parma, dopo la sconfitta serve un'impresa per non sciupare tutto

Sprecate tante occasioni di allungare sulle concorrenti, fiato a corto, idee poche, e quell'Amauri in panchina per troppo tempo

Sei partite una vittoria, quattro sconfitte e un pareggio. Il Parma dei record sembra essere solo un ricordo, sciupato dal tempo, sgualcito, opaco e appannato. Si vede appena, nella mente dei tifosi restano nitide le immagini di una trasferta difficile da digerire. In terra sarda, per nulla di conquista, i crociati di Donadoni sono usciti ridimensionati, anche sul piano del gioco, perché se regali un tempo all’avversario, puoi giocare con tutte le forze che vuoi nel secondo, ma la partita fai fatica a riprenderla. E’ successo un bel po’ di volte in questa stagione comunque esaltante, troppe quelle che poi sono state fatali a Donadoni, amareggiato e sconsolato, tradito dal suo capitano al 33’, e pugnalato alle spalle da Felipe dal Bello proprio mentre le cose stavano per sistemarsi e il suo Parma premeva sull’acceleratore per cercare di non rimanere impantanati nella strada in salita aperta da una gomitata di Lucarelli sul volto di Dessena. Cose che non si fanno, soprattutto in area, dove l’ex Daniele è caduto subito, e Pinilla ha spiazzato Mirante con la palla a destra dopo che il portiere aveva battezzato a sinistra la traiettoria del calcio di rigore.

Troppi spazi lasciati al Cagliari che preferisce giocarsela in contropiede piuttosto che orchestrare e cominciare da lontano. Una squadra, quella sarda, abituata a fare le barricate prima di sprigionare la velocità dei suoi attaccanti negli ultimi metri. Contro un brutto Parma, il Cagliari riesce a fare una bella figura anche in fase di impostazione. I centrocampisti crociati mai nel vivo del gioco, Parolo non si inserisce né spezza, Gargano fa rimpiangere Marchionni e non detta mai i tempi, escono sconfitti dal duello con i dirimpettai. Gargano non lascia traccia in campo, non è al meglio della condizione fisica l’uruguaiano e nemmeno riesce a calarsi nella parte di regista “dettatempi”. E’ pur vero che con la staticità dei compagni, diventa difficile dare la palla, e gli ingorghi in mezzo al campo si fanno folti, il Parma ci rimane imbottigliato e trova sfogo solo a tratti, sulla catena di destra che funziona di più rispetto alla mancina, dove risiede fermo Palladino.

Dopo 50 e rotti minuti di nulla, Donadoni lo sostituisce con Amauri, ma la frittata a quel punto è già fatta, e i tentativi dell’italo-brasiliano, che pensava di giocare titolare, non sono serviti a nulla perché tra lui e il gol si è opposto un super Silvestri. Ma almeno Ama ci ha messo tutto quello che è mancato ai compagni nel primo tempo, nel quale il Parma si è affidato al solo Cassano che ha provato a strafare ma non ci è riuscito. Non ha trovato la collaborazione dei partner, nemmeno i soliti inserimenti quando si abbassava e giocava da lontano. Niente, e l’occasione d’ora buttata alle ortiche, i favori a Lazio, Torino e Verona sono serviti. Addio sesto posto, non ancora all’Europa League, in questo percorso manca la maturità a gestire certe situazioni, vedi Felipe, e la grinta che a volte si perde per strada. La condizione fisica non è brillante, per nulla, ma serve un’inversione di rotta anche in questo senso, perché alla fine di un  campionato e con la straordinaria cavalcata di risultati, non si può cancellare tutto. Nel calcio non conta quello che hai fatto fino ad ora, purtroppo conta quello che riesci a fare da qui alla fine

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