Da Borgotaro a Parma, girando l'Italia con i sogni nel pallone: Gazzola dice basta

Il ragazzo che ha cominciato nelle giovanili crociate entra nello staff degli scouting del Parma

La storia di Marcello Gazzola è una di quelle da raccontare. Non tanto per le bacheche riempite o per i trofei alzati. La storia di Marcello Gazzola è una di quelle da tramandare perché si fonda su valori autentici, troppo spesso spazzati via da gioie effimere che durano pochissimo e spariscono nell’attimo di un bagliore. Ci sono certe cose invece che ti fanno sentire stella anche se non brilli, come l’attaccamento alla maglia, alla società nella quale hai mosso i primi passi, specialmente se questa società è quella della tua squadra della tua città. Gazzola è del Parma, ma davvero. E’ di Parma, tifa Parma, ha cominciato a giocare a Parma e ha finito di giocate a Parma.

Un cerchio romantico, abbellito dal primo gol in Serie A con la maglia che ha sempre sognato da bambino, perché da bambino è cresciuto con in testa la formazione scandita dallo speaker dei tempi d’oro, in un Tardini gremito di gente che si spellava le mani e si stropicciava gli occhi per la classe di Cannavaro, l’eleganza di Thuram, l’esuberanza di Gigi Buffon. Lui era lì, un po’ tifava dagli spalti, quando il padre lo portava in tribuna, un po’ guardava da vicino quei cavalli galoppare e segnare con i tacchetti lo stesso campo che anche lui – più avanti  - avrebbe segnato. E dal quale sarebbe uscito con la maglia sudata, rispettata, onorata. La maglia più bella del mondo, per Marcello, che è diventato Gazzola grazie a 356 presenze tra i professionisti, ma che in fondo è rimasto sempre Marcello.

Quel ragazzino ha realizzato tutti i suoi sogni. Partendo dal basso è arrivato in alto sempre con le proprie gambe. Sono un romantico e credo nel destino, quel destino che mi ha riportato qui, a casa, dove tutto è iniziato e dove tutto è giusto che finisca: è la chiusura del cerchio perfetta. Nella vita di un calciatore il fisico gioca un ruolo determinante e quando questo non combacia più con le proprie motivazioni, purtroppo, anche queste vengono meno. L’amore per questo sport che mi ha dato tanto però, mi spinge a trasmettere tutti quei valori umani, soprattutto, ma anche tecnici che ho imparato in questi 17 anni di carriera, ai ragazzi più giovani che vogliono intraprendere il mio stesso percorso. Ringrazio tutte le società e gli allenatori, i direttori e collaboratori, i dottori, i fisioterapisti, i magazzinieri, tutte quelle figure che lavorano dietro la società e che rendono il nostro lavoro il più bello del mondo, tutti i giornalisti con cui ho avuto a che fare. Ringrazio anche il @centroparmenseriabilitativosrl per avermi aiutato in questi mesi. Resterò nel Parma calcio, la Società che mi ha cullato e poi lanciato, per aiutare e cercare nuovi talenti. Lascio il campo con zero rimorsi, ma con tanta soddisfazione e orgoglio. Quel ragazzino di provincia che è diventato Gazzola, in fondo in fondo, forse è rimasto sempre Marcello... 💛💙

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Lo stesso che ha deciso di dire basta, ad un’età non propriamente avanzata per appendere gli scarpini al chiodo. La passione che ha caratterizzato i suoi anni da calciatore rimarrà al servizio della squadra della sua città, la sua società: la stessa che l’ha visto crescere, diventare uomo e poi giocatore, e che ora lo accoglie come dirigente. Partirà dal settore giovanile, conosce bene il tessuto della provincia, i campi che ha calcato da ragazzo, entra nello scouting del Parma, collaborerà a stretto contatto con Gianni Munari.  Il bagaglio tecnico-tattico che non disferà certamente con la fine della carriera sul campo gli serve adesso, anche con giacca e cravatta, per mettere  a fuoco strategie, scovare talenti per il Parma e – perché no – per cominciare a collaborare con il settore tecnico di una Primavera che Kyale Krause ha disposto come asset principale che Kyle Krause ha disposto per la rivoluzione americana del Parma. Dal campo alla scrivania, ma sempre con il Parma nel cuore. 

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