ESCLUSIVA - I tifosi si scagliano contro la squadra: "Senza impegno non c'è rispetto"

Simone Burani, presidente del Parma Club e portavoce dei "Danè", esprime la sua amarezza che è poi quella dei suoi compagni di bandiera: "Si può perdere ma non così. Ci vuole grinta e passione, loro non sono attaccati alla maglia"

Se il calcio è di chi lo ama, allora è giusto che il calcio sia cosa dei tifosi. O per lo meno cosa anche loro. Il Parma più brutto della stagione, quello in versione "bella addormentata", sbranato dall'Udinese troppo più forte, ha destato non pochi dubbi e ha riproposto interrogativi importanti. Mai, da quando è risalito dalla serie B, il Parma aveva incappato in una sconfitta così pesante, che poteva avere anche un passivo più grave, viste le occasioni che non è riuscita a capitalizzare la squadra friulana. Un tonfo senza appelli, una sconfitta che, come ha detto anche l'amministratore delegato Leonardi alla fine della partita, è stata tale su tutti i fronti. Un'autentica resa, sia tattica che fisica e, soprattutto mentale. Figlia di un atteggiamento sbagliato. "Il Parma - commenterà Donadoni a fine gara - non è propio sceso sul terreno di gioco". E pensare che i presupposti della vigilia erano dei migliori, che la splendida giornata primaverile facesse da cornice a un trionfo, reso tale anche dallo spettacolo offerto, almeno fino allo 0-2, dai tifosi. Eppure è stata una giornata da dimenticare e da cancellare e pure alla svelta. Donadoni si è rimesso subito a lavoro per cercare di chiudere in bellezza, parola grossa viste le ulrime apparizioni, una stagione nata benissimo, che sta vedendo vanificati gli sforzi. Da un girone ormai a questa parte. Basti pensare che nel ritorno, il Parma ha raccolto solamente dieci punti, sui 39 totali. Un dato che deve fa riflettere e che preoccupa i tifosi che, spazientiti, a fine primo tempo e dopo i 90', hanno fischiato con la sensazione di essere stati presi anche in giro.

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NON C'E' ATTACCAMENTO - "Un po' si, - ammette Simone Burani, presidente del Parma Club dei Danè che affida le sue sensazioni a parmatoday.it - come tutti i tifosi. Penso che nessuno sia soddisfatto della pessima prestazione offerta ieri dal Parma, e a questo punto dico: «Meno male che il campionato è finito, altrimenti saremmo retrocessi andando di questo passo». Come dargli torto. Numeri alla mano, poche squadre hanno fatto peggio del Parma, che in 13 partite del girone di ritorno ha collezionato sette sconfitte, quattro pareggi e solo due vittorie. "Si può vincere e si può perdere, la sconfitta ci sta - dice Burani - ma perdere in questo modo, senza sudare nemmeno un po', beh, infastidisce. Siamo amareggiati perché non abbiamo visto il giusto impegno, e questo ci fa star male. Come se pensassero: «Siamo salvi, basta, possiamo pure mollare». Sul banco degli imputati ci finiscono principalmente i giocatori, rei di non aver dato tutto quello avevano. "L'allenatore fa le sue scelte, ovvio che sia così, anche se quel Biabiany in mezzo al campo... Lui vede tutti i giorni gli allenamenti, poi mette in campo quelli che sono i migliori per lui. E' una storia che va avanti da tempo questa, abbiamo smesso di giocare nel girone di ritorno, la realtà è questa. Prima pensavamo che fosse solo un problema legato alla preparazione, ma poi abbiamo visto che non è così. Tutti, e in maniera maggiore chi non ha il posto fisso, devono dare di più. Il tifoso paga ed è lecito che si aspetti altra cosa rispetto a quello che abbiamo dovuto vedere contro l'Udinese. Parma è una piazza strana, e quando si va bene tutti sono portati in alto, quando si va male ti coprono di fischi, lo sappiamo, ma lo spettacolo è un altra cosa. Non abbiamo una rosa all'altezza e Donadoni sta facendo quel che può". Ma anche se in qualche modo è stato salvato dai tifosi, questo non vuol dire che è esente da colpe. "Le valutazioni sbagliate le ha fatte anche lui, intendiamoci. Abbiamo fatto un mercato di riparazione che non si è mostrato valido, vedi Mesbah e Strasser su tutti. E poi tutte le voci che girano intorno all'allenatore, ora al Milan, poi alla Roma, (ultima squadra Inter ndr), ai calciatori, fanno male e minano l'ambiente. Valdes ad esempio, da gennaio non è più lui. E' stato fischiato in maniera pesante contro l'Udinese ed è il giocatore che occupa una posizione particolare. Ogni suo sbaglio vale doppio perché deve far ripartire l'azione, deve giocare la palla. Fa fatica come la squadra, a cercare il guizzo e viene preso di mira perché il più in vista. Belfodil ad esempio. E' entrato ma solo fisicamente in campo. Su di lui poi ci sono interessi di squadre maggiori che forse gli hanno fatto perdere la testa, ed è evidente che, dopo le affermazioni di Lucarelli (prenda esempio da chi si spacca il c...) ci sia qualche problema di comportamento anche qui. Incomprensioni e infortuni ne hanno tracciato il cammino, ma ora deve fare di pù, come tutti. Nell'anno del centenario ci aspettiamo qualcosa di importante, non questi spettacoli. Poi, il gesto del saluto di alcuni giocatori alla curva beh, anche lì. Che si vinca o che si perda, noi tifosi pretendiamo rispetto. Il saluto è fondamentale per noi, è un segno di fiducia che ieri non c'è stato. Noi facciamo dei sacrifici quando andiamo in trasferta, e quando sborsiamo i soldi per gli abbonamenti, ci apsettiamo un minimo di riconoscenza. Non c'è attaccamento alla maglia, ma vorrei ricordare a "lor signori" che i giocatori vanno, la maglia resta. Il nostro impegno lo garantiamo da qui alla fine, perché che si vinca o no, sosterremo sempre la squadra nostra".

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