Mercoledì, 22 Settembre 2021
Sport

Gioco, controllo e intensità: i cardini di Brunetta, il pianista di Enzo

L'argentino è stato catechizzato a lungo dal suo allenatore, che lo ha voluto a tutti i costri trattenere a Parma

Juan Francisco Brunetta - foto Ansa

Dalle parti di Laboulaye, nella provincia di Cordoba, ci sono molti italiani di seconda e terza generazione, figli di viaggi di fortuna volti a migliorare le vite dei nostri avi. I Brunetta si sono sistemati nel cuore dell’Argentina qualche decennio fa: il giovane Juan è cresciuto con il mito del pallone, avendo a casa il padre Ariel che qualche calcio ha saputo darlo. E ha insegnato al figlio come si fa, dato che è stato il suo primo allenatore. Quando Juan torna a Laboulaye, nel suo barrio dove riecheggia forte il suono dei palloni calciati da Riquelme, sogno e idolo incontrastato da quelle parti, secondo solo a Maradona, è sempre una festa. La gente cerca ancora El mudo per strada, Brunetta conserva il poster in camera sua, come si faceva prima di Instagram. E ne porta anche mezzo nome, oltre che il numero: Juan e l’8.

A Laboulaye ci si informa sul calcio di Brunetta, sul Parma, sull’Italia, con la quale c’è un legame speciale. In Argentina se giochi a calcio certe cose le senti, a prescindere. Respiri aria di sfide, sempre. Come quelle che Juan vinceva in tenera età, quando assieme al sogno di fare il calciatore, mangiava polvere nei barrios della sua cittadina, un borgo di 20.000 abitanti resi orgogliosi dalla vittoria in Copa America della Selecion. E da Brunetta.

A un certo punto si era messo a suonare il piano, aveva creato un gruppo con i suoi compagni: ‘El triunfo’, emblematico della voglia di spaccare il mondo. Si sciolse poco dopo, la musica - cardine di Juan - ha lasciato il posto al pallone e alla magia che sa regalare a chi serve poco per divertirsi. Nella sua seconda vita a Parma, Juan pare si stia divertendo parecchio. E’ una delle note liete della prima parte della preparazione, in estate è stato vicinissimo a non rinnovare il prestito, c’era l’Argentina che chiamava. La sua voglia di affermarsi in Europa è stata più forte. Le telefonate di Enzo Maresca, che per ora gli ha affidato le chiavi della manovra, hanno fatto il resto. Ed eccolo qui, el pianista, pronto a cambiare musica, a suonarne una diversa rispetto a quella che ci ha fatto ascoltare l’anno scorso. Un po’ per le scelte tecniche, un po’ per il fatto di doversi adeguare a un nuovo calcio, Brunetta ha stonato, ha passato il primo anno in Italia da ‘studente’, rimandato assieme a tutta la squadra a settembre. Ripartirà dalla Serie B, ma lo farà con un Parma più pronto, protetto da gente come Buffon e Vazquez, che con Juan condivide il Belgrano. Dal Mudo Riquelme al Mudo Franco, con l’Argentina che si intreccia all’Italia, passando da Parma.  E da Maresca, un allenatore che gli ha detto due cose in questa prima parte di stagione: giocare a calcio e divertirsi.

Nei primi giorni di ritiro, Enzo gli è stato vicino sempre. Gli ha spiegato il suo gioco, il modo in cui intende comandare la partita, il senso del dominio sul campo. Può fare l'esterno su entrambi i lati, ma per ora è nel cuore del campo, a legare il gioco tra i reparti. Agisce da trequartista,  Maresca si aspetta tanto dall’argentino, chiamato a redimersi dopo un anno di apprendistato: controllo e intensità, il resto viene da sé, dovrebbe scaturire dai suoi piedi. Le prime impressioni sono buone, ma è presto per i verdetti. Tanti potenziali campioni si sono persi per strada, altri non hanno avuto costanza, altri semplicemente sono rimasti senza possibilità di dimostrare. L’Argentina è complicata. Avere al suo fianco Gigi Buffon lo aiuterà a maturare, a prendersi qualche responsabilità in più. Per ora la ‘soluzione’ numero uno di Maresca, in attesa che la squadra si completi con le scelte del mercato, si chiama Brunetta. Il Parma riparte dalla musica del pianista.

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