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Mercoledì, 28 Febbraio 2024
L'ANALISI

Parma, che spreco: per restare in alto servono i gol degli attaccanti

Al di là degli episodi arbitrali, la squadra di Pecchia non è riuscita a concretizzare l'incredibile mole di gioco nel derby. Serve affinare la mira

Ci sono anche delle buone notizie dopo il derby. Diverse si nascondono nelle pieghe di una partita diventata, a un certo punto, complessa da decifrare e che il Parma con merito ha riacciuffato dopo svariati tentativi andati a vuoto. La prima è sicuramente aver mantenuto la testa della classifica. E pazienza se adesso deve condividere il pianerottolo con l'ex Vanoli. Il suo Venezia va forte, ha battuto il Parma e l'ha ripreso. Adesso lo tallona, ribadendo a Pecchia e ai suoi che la strada da qui in avanti è sempre più complicata. Oltre all'imbattibilità che in casa dura da 270 giorni (ultimo ko contro il Pisa, a febbraio) e al primato in classifica, il Parma può ripartire dalla reazione rabbiosa dopo il torto subito. Intorno all'ora di partita, che più o meno è quando ha segnato in fuorigioco Duca, i crociati si sono messi a caricare a testa bassa profondendo un grande sforzo e producendo occasioni da rete limpide, quasi come la posizione di offside del centrocampista del Modena in occasione del vantaggio. Ma, e qui c'è il rovescio della medaglia, una squadra che calcia 18 volte verso la porta avversaria, di cui 7 nello specchio, 10 da dentro l'area, sbaglia un rigore (come l'anno scorso: Modena stregata dal dischetto ndc) e riesce a trovare il gol dopo un'azione rocambolesca, deve interrogarsi. Chiedersi perché non è riuscita a fare gol. E la giornata di grazia di Seculin è solo una risposta parziale. Un perfezionista come Fabio Pecchia terrà a rapporto i suoi che non vincono da due partite consecutive e, in 180 minuti, hanno messo nelle loro tasche solo un punto. Un po' poco, in tutta sincerità, per una squadra che deve andare in Serie A. Ma ancora non è tempo di campanelli d'allarme anche perché la prestazione, soprattutto quella del secondo tempo nel derby, lascia ben sperare. 

Bisogna capire, però, perché una squadra che ha macinato gioco, che ha fatto incetta di cross (29) e di tocchi dentro l'area di rigore avversaria (45), non sia riuscita a finalizzare questa grande mole. Pecchia si era affidato a Bonny nel ruolo di prima punta, supportato da Benek e Bernabé sulla trequarti. Ma le tre B del Parma hanno steccato senza riuscire a essere efficaci sotto porta, finendo per sparare a salve per tutta la gara. Il francesone per esempio, uno di quelli che alla vigilia non stava benissimo, ha lavorato solo 16 palloni: 8 di questi li ha persi. Non ha fatto meglio il compagno polacco, che di palloni ne ha giocati 28 perdendone 12. Nessuno dei due ha calciato in porta. Per dare la misura della loro scialba partita, diciamo che Charpentier, numeri alla mano, è stato molto più incisivo. In un tempo, ha fatto di più lui da solo che non Bonny e Benek messi insieme. Gabriel ha fatto sentire il peso di un attaccante vero, che serve in partite convulse come queste, con due tiri nello specchio, uno fuori, due tiri parati e uno respinto. Il franco-congolese è in fase di recupero, non può essere ancora al 100% per ovvi motivi: aveva alle spalle un viaggio transoceanico e qualche tossina da smaltire. Eppure si è rivelato essere una carta importante per Pecchia che deve mettersi alle spalle questa partita e derubricarla come un passo falso. Un altro, con tutto ciò che è successo in un derby pieno di polemiche. Dentro al quale ci sono anche buone notizie per il Parma. 

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