Covid -19: l'Università di Parma partecipa ad uno studio nazionale per la ricerca di nuovi farmaci

Il progetto di ricerca è finanziato interamente dal Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca

Un progetto a cui aderisce anche l’Università di Parma si inserisce nella lotta al coronavirus. Avviato alla fine dell’ottobre scorso, “Originale Chemiae in Antiviral Strategy – Origine e modernizzazione della Chimica multicomponente come una sorgente per la strategia antivirale ad ampio spettro” è uno dei pochi progetti di rilevanza nazionale dedicati esclusivamente alla ricerca di nuovi farmaci antivirali: un progetto di ricerca finanziato interamente dal Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca (Miur), oggi Ministero dell’Università e della Ricerca.

Il progetto, coordinato dal prof. Raffaele Saladino dell’Università della Tuscia, vede la partecipazione complessiva di sei Università italiane (Università della Tuscia, Università di Parma, Università di Perugia, Università di Siena, Università La Sapienza e Università di Roma Tor Vergata), tra cui l’unità di ricerca coordinata dal prof. Marco Radi del Dipartimento di Scienze degli Alimenti e del Farmaco dell’Università di Parma, il cui gruppo lavora ormai da molti anni alla progettazione e sintesi di nuove molecole antivirali.

Considerata l’emergenza in corso, il 22 aprile si è tenuta una riunione telematica tra le unità coinvolte nella struttura organizzativa del progetto nella quale è stato deciso di implementare e focalizzare gli sforzi della ricerca appena iniziata alla identificazione di nuovi farmaci attivi anche su coronavirus. Azioni analoghe sono state recentemente incoraggiate anche dall’European Research Council (ERC), permettendo ai progetti finanziati su tematiche affini alla pandemia in corso di mettersi al servizio della comunità. Tutto questo sarà possibile, compatibilmente con le difficoltà sperimentali e i rallentamenti connessi alle misure di lockdown, grazie alla versatilità della strategia “antivirale ad ampio spettro” proposta e alla presenza nel consorzio di laboratori specializzati in ricerca virologica (Università di Siena e Università La Sapienza) con un livello di competenza e sicurezza adeguato ad effettuare le misure di inibizione della replicazione del coronavirus SARS-CoV-2 (responsabile della pandemia di Covid-19).

Il progetto Originale Chemiae ha la peculiarità di unire le classiche strategie chimico-farmaceutiche ad un approccio innovativo basato sulla chimica prebiotica che è all’origine della vita sulla terra, per sviluppare una terapia antivirale che possa essere efficace su diverse famiglie di virus. Questi ultimi hanno avuto fin dagli albori un rapporto parassitario con le cellule eucariote basato su un “linguaggio chimico” comune che utilizza lo stesso “alfabeto” di composti chimici per la loro replicazione. La modifica in laboratorio della chimica multi-componente prebiotica potrebbe permettere di individuare un nuovo alfabeto chimico che il virus non è in grado di decifrare, bloccando così la sua replicazione.

Con questa strategia Originale Chemiae arricchirà il dizionario delle strutture chimiche da valutare contro il coronavirus studiando sistematicamente la complessa architettura delle molecole eterocicliche formate durante processi prebiotici modificati e analizzando le relazioni struttura-attività nella inibizione della replicazione virale, selezionando quelle molecole che risultino prive di tossicità cellulare per il successivo sviluppo.

La ricerca di base sulla chimica all’origine della vita può divenire quindi uno struento multidisciplinare innovativo per la scoperta di nuovi farmaci attivi nella inibizione di molti virus, tra cui il coronavirus.

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