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Giovedì, 18 Agosto 2022
Attualità

Siccità, crisi idrica: la Regione chiede lo stato d'emergenza nazionale

Il punto sulle azioni di prevenzione già attuate negli ultimi mesi dalla Regione e dai Consorzi, e sugli interventi da mettere in campo. Resta più difficile la situazione in agricoltura

“Un’emergenza inedita nelle proporzioni, sicuramente più severa rispetto a quella già vissuta nel 2017 per diversi territori dell’Emilia-Romagna. Stiamo affrontando le difficoltà anche grazie agli interventi attuati negli ultimi anni e nessun territorio ha le ore contate per l’approvvigionamento idropotabile, nemmeno Ravenna e Ferrara. Ma serve lo stato di emergenza nazionale, che chiederemo entro 24 ore, per mettere in atto immediatamente le azioni necessarie ad affrontare le criticità, a partire da un maggiore rilascio dai grandi laghi a favore del Po, al momento il vero osservato speciale, insieme a progettualità di medio-lungo periodo da attuare in tempi celeri: stiamo già lavorando su entrambi i fronti”. Così l’assessore regionale all’Ambiente e Protezione civile, Irene Priolo, ha aperto oggi, in Assemblea legislativa, la relazione sull’emergenza idrica. Obiettivo, fornire il quadro necessario della fase che si sta attraversando, facendo il punto sulle misure di prevenzione già attuate negli ultimi mesi dalla Regione e dai Consorzi e sugli interventi da avviare. L’assessore ha ripercorso gli avvenimenti degli ultimi giorni. Dopo aver dichiarato martedì scorso lo stato di crisi regionale, nelle prossime ore il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, firmerà la richiesta dello stato di emergenza nazionale al Governo. Dai primi dati della ricognizione, emerge un fabbisogno di oltre 12 milioni per rispondere nell’immediato alle criticità: ben 10 milioni riguardano gli investimenti sul fronte idropotabile, con opere per più di 4 milioni di già in corso o di prossimo avvio tra fornitura di acqua con autobotti, scavo di pozzi, posa di nuove condotte e di sistemi di pompaggio. Altri 2 milioni 200 mila euro circa fanno riferimento all’irriguo e, per oltre la metà, fanno riferimento a progettualità già in atto o in partenza: impianti di pompaggio, installazione di elettropompe e dragaggi della sezione di presa degli impianti, per fare qualche esempio. Va aggiunta poi una quota di 20 milioni di euro - la maggior parte (18milioni) sull’irriguo – per interventi di riduzione del rischio residuo, da attuare nel medio termine e dunque non finanziabili con la prima fase dello stato di emergenza. Si tratta comunque di numeri in costante aggiornamento, ora per ora.

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