Alluvione: la situazione in via Po e via Navetta due settimane dopo

La situazione in via Po e via Navetta, tra le più colpite, a due settimane dall'esondazione del Baganza. Ancora i segni della furia del torrente, auto distrutte, il parco ancora coperto dal fango, tetto di garages crollato e auto spurgo ancora a lavoro

A distanza di oltre due settimane dall’esondazione del Baganza i residenti di via Navetta e via Po, tra i più colpiti dall’alluvione, faticano ancora a rialzarsi. Mentre si continua a lavorare senza sosta all’Hospital Piccole Figlie ancora sommerso dal fango, nel quartiere Montanara si contano i danni. Tra le denunce degli abitanti di via Navetta e via Po sin dai primi giorni di emergenza le difficoltà a gestire l'organizzazione degli aiuti acuita dalla mancanza di centri aggregativi per la raccolta materiale e la raccolta fondi. Ora tra un’abitazione e l’altra campeggiano cartelli informativi con i numeri utili a cui rivolgersi per chiedere risarcimenti e fare richiesta di abiti e beni di prima necessità. Tra i più colpiti gli abitanti delle palazzine nei pressi dell’Hospital Piccole figlie, come il condominio al civico 3 dove l’acqua e il fango hanno invaso anche il primo piano. Dopo le polemiche dei residenti che inizialmente avevano denunciato il rischio abbandono per la gestione degli aiuti VIDEO, ora si continua a ripulire dal fango con l'amarezza di chi, pur riconoscendo il lavoro prezioso dei volontari, ritiene che enti e istituzioni non abbiano coordinato gli aiuti in modo adeguato. "Abito in via Navetta - racconta un residente - siamo rimasti abbandonati a noi stessi per cinque giorni". Oggetto di polemiche da parte di alcuni residenti l'intervento dell'esercito. "Ci sono ancora gli auto spurgo per liberare i tombini dal fango – lamenta un residente di via Po -, perchè non sono intervenuti con le ruspe o non hanno pulito le strade con mezzi pesanti sin da subito? ". Operai a lavoro anche nella centrale della Telecom dove il fango ancora invade il piazzale antistante la sede di via Po.

Spostandosi nelle vie interne, l'impressione è che l'emergenza non sia ancora finita, sono ancora evidenti i danni provocati dalla furia del torrente, auto con parabrezza divelti e vetri infranti, la sede d'appoggio di uno dei reparti scout ormai inagibile, il piccolo parco racchiuso tra i palazzi ancora coperto dal fango, le mura limitrofe alla parrocchia abbattute dall’esondazione dove ancora si lavora senza sosta per rimuovere i detriti. In via Po tra i danni maggiori anche il tetto sfondato e crollato di una fila di garages. Ancora senza sosta gli interventi delle imprese di auto spurgo, che continuano a liberare le condotte dal fango accumulato nei tombini. A ogni passo i segni del disastro, tra le poche attività che hanno cercato di rendere agibili i locali in tempi brevi come il tabaccaio o un negozio di dvd a noleggio. Tra un palazzo e l'altro di via Po cartelli e messaggi per ringraziare i volontari accorsi a spalare dal fango case e strade. Ancora spalancate le serrande deformate di molti dei garages, ormai vuoti, dei palazzi tra via Po e le vie interne, dove ormai sono stati gettati anni di ricordi sommersi dalla furia dell’acqua. Ora la speranza dei residenti di via Po e via Navetta è che con la dichiarazione di stato di emergenza sia possibile accedere a indennizzi con i fondi che saranno stanziati dallo Stato.

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