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Anteprima de "Il cavaliere errante" alla presenza del regista Barilli

Anteprima de "Il cavaliere errante" alla presenza del regista Barilli

"Il cavaliere errante", Barilli: "Film internazionale anche girando a Parma"

Sala gremita per l'anteprima del nuovo lavoro del regista parmigiano al cinema d'Azeglio, girato tra Parma, Colorno e Fontanellato, presentato alla presenza, oltre che di Barilli, anche dell'autore della colonna sonora Riccardo Moretti

La morte gira per Parma incappucciata, con una veste nera lunga e una falce in spalla, attraversa di notte il Parco Ducale, le volte della Pilotta, il Duomo. È la protagonista de "Il cavaliere errante", l'ultimo lavoro del regista parmigiano Francesco Barilli, presentato in anteprima ieri al cinema d'Azeglio. "Qualcosa di unico vedere una figura simile che si aggira nella notte in luoghi di Parma che sembrano assumere un altro aspetto", afferma Michele Guerra, docente di Storia e critica del cinema dell'Università di Parma, nel corso del dibattito a cui era presente, oltre al regista parmigiano, anche il compositore della colonna sonora Riccardo Moretti, definito da Barilli un visionario.

"È riuscito a fare la colonna sonora del film senza averlo visto ma facendoselo raccontare", afferma Barilli, che sottolinea come tutto sia partito dal Museo Guatelli: "Ci sono dei luoghi incredibili, a Parma, in provincia, tramonti bellissimi anche solo andando nelle colline di Maiatico". Componenti importanti del film, oltre alla figura della morte, che indossava una veste realizzata dalla sartoria del Teatro Regio, i burattini di Ferrari, che impersonavano Dante, narratore che accompagna tutto il film attraverso la voce di Giancarlo Ilari, e due giornalisti in una breve parte finale. "Ho scelto Dante perchè conosceva la morte, parlava di morte. E i giornalisti perchè ormai sono dei burattini", afferma sorridendo Barilli. Ruolo decisivo quello dato alla colonna sonora, che interpreta gli stati d'animo della figura protagonista, scandendo i passi dello sviluppo del film. Interessante secondo Guerra, vedere la figura della morte che, nel suo vagare, riflette la stanchezza esistenziale propria dell'essere umano.

"Mi piace il modo in cui Barilli riesce a raccontare le emozioni attraverso le immagini. Nel momento in cui la morte entra nel museo Guatelli gli oggetti assumono una connotazione sinistra. Tutti conosciamo quel museo, eppure nel vederlo sotto quella luce, quando la morte entra nella stanza delle sveglie o degli antichi arnesi contadini, sembra che le cose assumano una connotazione maniacale, psichiatrica". Tanta la curiosità dei passanti durante le riprese girate in città. "Non si vedeva una troupe perchè i mezzi erano ridotti, quindi la gente rimaneva spiazzata nel vedere un incappucciato che gira per le stradine del Duomo. A chi chiedeva di cosa si trattasse abbiamo risposto che stavamo girando un video promozionale per il cimitero", racconta Barilli. E in merito al modo di fare cinema oggi, Barilli si lascia andare a considerazioni sulla situazione attuale: "Non capisco perchè a Parma si continui a fare cose per se stessi. Credo che questo film sia internazionale perchè varca i confini pur restando qui. Siamo usciti dall'idea che il vero cinema sia solo a Roma. Mi piace mostrare come si possano fare grandi immagini anche qui a Parma. Si può essere internazionali anche girando un film a Collecchio o al Parco Ducale".

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