Carta Canta: "Via Casaburi così diventa un cronicario a cielo aperto per i 'diversi'"

L'associazione Carta Canta interviene dopo l'incontro di ieri in via Casaburi tra l'assessore Laura Rossi e i famigliari dei disabili: "Lo sviluppo di una cultura contro la marginalizzazione delle persone disabili e dunque inclusiva non la si favorisce con la costruzione di strutture tipo “via Casaburi”

L'associazione Carta Canta intervine dopo l'incontro di ieri in via Casaburi tra l'assessore Laura Rossi e i famigliari dei disabili. Di seguito riportiamo il comunicato dell'associazione.

"Non vogliamo fare risparmi ma i soldi risparmiati consentiranno a quelli finora esclusi di accedere ai servizi", "Stringetevi di più così ci stiamo tutti", "È una soluzione miracolosa perché le risorse non ci sono". E no assessore, soprattutto con le persone malate di disabilità non funziona così e i loro famigliari hanno smesso da tempo di credere nei miracoli.

Lei sarebbe disposta ad accettare che a suo figlio malato venisse negato l'accesso all'ospedale per mancanza di posti letto o per l'esaurimento delle risorse messe a disposizione dal Fondo Sanitario Regionale? Lei acconsentirebbe che l'AUSL e l'Azienda Ospedaliera bloccassero il “turnover” (e la smetta con questo tecnicismo) dei malati per “congelare” ai livelli più alti i compensi per le imprese cooperative appaltatrici (ma non per i loro operatori)? Lei sarebbe d'accordo che per ragioni di economia di scala e di ottimizzazione delle risorse gli ospedali tornassero a costruire le camerate con decine di letti? Ovviamente no, e allora perché dall'anno scorso lei ha bloccato gli ingressi dei disabili ai servizi, congelato gli elevati compensi ai gestori privati e adesso ha pensato anche di stipare i disabili come scatoloni in “via Casaburi”?

Non si rende conto che quella palazzina disgraziata (della quale andrebbero debitamente ringraziati i committenti e il progettista) verrebbe così trasformata in un cronicario a cielo aperto per i “diversi” e visto dagli abitanti di quel quartiere, con la puzza sotto il naso, come un luogo da tenere lontano dagli occhi dei bambini “belli e sani”? Ha immaginato con quali sorrisini o sguardi schifati e di compatimento le persone disabili e i loro famigliari verranno accolti dai passanti ogni volta che scenderanno all'aperto, semmai riusciranno ad avere un giardino realmente fruibile al contrario dell'attuale landa desolata?

Resta poi tutto da chiarire perché nel Piano Strategico per l’ASP dello scorso ottobre voluto dall’assessore la spesa prevista per la ristrutturazione e la qualificazione definitiva di “via Casaburi” era di ben 850 mila euro (a totale carico della disastrata ASP) e adesso si sarebbe ridotta a meno di 200 mila euro. Cos’è, conti sbagliati all’inizio o si monterà una tapparella sì e una no tanto per risparmiare? Non sarebbe opportuno rendere noto il dettaglio degli interventi previsti inizialmente e adesso tagliati? No assessore, proprio non ci siamo, lo sviluppo di una cultura contro la marginalizzazione delle persone disabili e dunque inclusiva non la si favorisce con la costruzione di strutture tipo “via Casaburi” che oltretutto sono distruttive delle buone progettualità individuali da tempo conquistate.

Ma poiché lei l'ha messa sul terreno dell'eticità che rischia di trasformarsi in una guerra tra “privilegiati” ed esclusi dal diritto all'accesso ai servizi, ci ricolleghiamo a quanto scritto all'inizio e le chiediamo sperando che anche suocera AUSL intenda, se per i disabili come per gli anziani non autosufficienti esiste una differenza tra il diritto alle cure ospedaliere e il diritto alle cure in ambiente socio-sanitario residenziale o semi-residenziale. Nell'attesa di una sua risposta noi intanto le ricordiamo che non c'è nessuna differenza in quanto entrambi i diritti sono espressamente riconosciuti nei LEA, i livelli essenziali di assistenza, che sono legge dello Stato (all. 1.C del DPCM 29 novembre 2001 divenuto cogente con l'art. 54 della legge n. 289/2002) e alla quale sia la Regione che gli Enti locali devono obbligatoriamente attenersi in quanto si tratta di diritti soggettivi e concretamente esigibili a prescindere dalle risorse messe a disposizione dal Fondo Sanitario Regionale attraverso il FRNA, il Fondo Regionale per la Non Autosufficienza.

E dunque così come l'ospedale non può rifiutarsi di prestare le cure ai malati che gli si presentano davanti anche il Comune non può negare l'accesso ai servizi socio-sanitari ai suoi disabili che ne fanno richiesta accampando la scusa della mancanza di risorse da parte della Regione. Se le risorse sono insufficienti il Comune ha il diritto/dovere di muoversi affinché le risorse vengano adeguate alle necessità del suo territorio, è solo una questione di coraggio politico o di “palle” come dir si voglia.

D'altronde la Regione e l'AUSL sanno bene che se la coperta è diventata corta non è certo per colpa delle pazze spese per i disabili o per gli anziani ma unicamente per gli sprechi, le inefficienze, le ruberie e i privilegi a cui ci ha abituato la classe politica. È allora assurdo che i disabili e gli anziani, che non hanno alcuna colpa per l'attuale crisi e che già patiscono e pagano insieme ai famigliari per le loro sofferenze, vengano privati del loro sacrosanto diritto alla salute per colpe imputabili ad altri ben individuati e individuabili responsabili".

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