Food Valley e sostenibilità: al D'Azeglio in scena Terramacchina

A introdurre la proiezione il giornalista e scrittore Valerio Varesi, che ha sottolineato due aspetti. Il primo riguarda la crisi del modello industriale per un abbassamento del livello di qualità per la Food Valley. Altro nodo il disordine urbanistico

Proiezione Terramacchina

"L'agricoltore deve essere come un imprenditore, deve vedere la terra come fosse una macchina", diceva Antonio Bizzozero, per incitare a un cambio di prospettiva il lavoro della terra. Queste le parole che hanno dato ispirazione al titolo scelto per tradurre attraverso le immagini il progetto “Echi di in/sostenibilità: il territorio si racconta”, coordinato dal Dipartimento di Scienze Ambientali e Università di Parma, con il contributo della Regione Emilia Romagna e coordinato dalla rete provinciale dei Centri di Educazione Ambientale e Assessorato Ambiente.
Una sala gremita, quella del cinema D'Azeglio, che non è bastata ad accogliere la folla, per la quale si parla già di prossime proiezioni.

In tema di sostenibilità, la scelta è ricaduta sul comparto alimentare attraverso una riflessione sulla food valley e le sue contraddizioni. Dare voce al territorio, attraverso interviste che spaziano dal contadino al biologo, per giungere all'obiettivo duplice, come sottolineato dal regista Daniele di Domenico, di "lanciare un messaggio di allarme per alcune problematiche cercando, però, anche di individuare le strade alternative percorribili". Focus sulla carenza idrica, su alcuni sprechi evitabili, ad esempio, nel campo dell'agricoltura, con metodi di irrigazione a goccia, o attraverso la riduzione della grande quantità di alimenti che finiscono nella spazzatura pur essendo ancora consumabili.

A introdurre la proiezione il giornalista e scrittore Valerio Varesi, che ha sottolineato come in Terramacchina si mettano in luce in particolar modo due aspetti. Il primo riguarda la crisi del modello industriale per un abbassamento del livello di qualità per la Food Valley, che determina rischi di aspettative disattese dal cliente con ricadute dal punto di vista economico. Altro nodo il disordine urbanistico. "Stiamo consumando il territorio a una velocità pazzesca. E' un paradosso cementificare ciò che dovremmo utilizzare per produrre. Uno spreco del territorio e un decentramento urbanistico, per arrivare a uno svuotamento delle città, radiali intasate, strade che si allargano. Un cane che si morde la coda. Terramacchina rappresenta questo, con il riflesso dell'inquinamento da polveri sottili che colloca la Pianura Padana come una delle aree maggiormente critiche d'Europa".  Una taglio analitico dai tratti istintivi, attraverso il filo fornito da una bambina che vaga tra il vecchio stabilimento della Bormioli, casali di campagna, o traducendo concetti espressi dagli esperti, attraverso gesti e disegni. L'intento è di una diffusione in tutta la provincia, in particolar modo nelle scuole di ogni ordine e grado. Per chi volesse avere il documentario, è sufficiente fare richiesta a infocirea@unipr.it per riceverlo in forma gratuita.

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