"La mia vita distrutta dal gioco d'azzardo e dalla cocaina"

Nella vita di Marco qualcosa si è rotto, già nel periodo universitario. Ore ed ore passate davanti allo slot machine, la perdita dei soldi, anche 400 euro a settimana. Poi il baratro della droga

Qualcuno ha iniziato a chiamarla Azzardopatia, non più ludopatia, un termine che veicola il fatto che il gioco creerebbe problemi in sè: è quello d'azzardo, come le slot machine ed i vari gratta e vinci, invece che può creare dipendenza. I numeri sono spaventosi a livello nazionale, così come i guadagni da parte del Monopolio di Stato, che gestisce il gioco d'azzardo legale coi i concessionari. Una piaga che colpisce anche il nostro territorio, come già raccontato altre volte in queste pagine. 

Ha 32 anni ma ha già vissuto esperienze che lo hanno segnato nel profondo. Marco (nome di fantasia) oggi ci racconta la sua esperienza. Il problema del gioco d'azzardo e della dipendenza da slot machine è molto presente anche nella nostra provincia, come dimostrano gli ultimi dati forniti dal Sert e riguarda anche parti di popolazione molto giovane, come gli studenti delle scuole Superiori. Marco, come tantissimi altri giovani di Parma, ha deciso di frequentare l'Università ed ha scelto la Facoltà di Giurisprudenza. Dopo la laurea ha scelto di intraprendere la carriera di avvocato e quindi, come tappa d'obbligo, ha iniziato a fare il praticantato. Ma nella vita di Marco qualcosa si è rotto, già a partire dagli anni in cui era un universitario. Ore e ore di lezione, intervallate da ore ed ore davanti alle slot machine, che già all'epoca imperversavano nei locali e nelle sale.

"Mi sono ritrovato in un anno e mezzo a fare i conti con la dipendenza, ero completamente incapace di smettere di giocare e ogni settimana arrivavo a spendere 300-350 euro: giocavo nei bar e toglievo sempre più tempo all'Università. Il mio percorso di studi e il mio successivo praticantato sono stati influenzati da questa mia dipendenza: mi sono ritrovato in una situazione difficile anche solo per la mancanza di soldi. In un primo momento usavo i soldi che mi davano i miei genitori per giocare, non per altro. Quando ho iniziato a fare il praticantato ho trovato anche un piccolo lavoretto: ma tutti i soldi guadagnati finivano nelle slot". 

Poi Marco si è reso conto che stava prendendo una brutta strada, i suoi amici gliel'hanno fatto notare. Si è trasferito, ha cambiato città e si è fatto aiutare. "Alcune persone, che sono state importanti per me, ad un certo punto mi hanno fatto notare la degenerazione del mio comportamento. Ho deciso di cercare di smettere ma i miei nuovi amici, che frequentavo durante un percorso che ho intrapreso per farmi aiutare, mi hanno avvicinato alla cocaina, che ho iniziato ad assumere contemporaneamente al gioco con le slot. Poi, grazie ad un percorso in un'altra città e non a Parma, sono riuscito, in circa un anno e mezzo, a smettere di giocare ma continuavo a sniffare cocaina. La compagnia era quella: figli di avvocati e magistrati che la consumavano come se fosse birra e io, preso dal calo di tensione per l'abbandono delle slot, ci sono finito dentro completamente". 

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