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Maxi blitz contro l'Ndrangheta: fermato a Parma l'armiere del clan Arena

Secondo l'accusa Antonio Pompeo, 49enne originario di Isola Capo Rizzuto, sarebbe legato alla cosca che ha gestito per dieci anni il Cara di Crotone

Tra i 68 arrestati nell'ambito della maxi operazione della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro c'è anche quello di Antonio Pompeo, 49enne originario di Isola Capo Rizzuto, arrestato a Parma, dove si recava spesso per incontrare la fidanzata. L'inchiesta denominata 'Johnny' ha portato all'arresto di numerosi esponenti delle cosche Arena e Dragone che hanno controllato, per dieci anni, il Cara di Crotone. Nelle mani del clan Arena sarebbero arrivati 36 milioni di euro dei fondi dell'Unione Europea, rispetto ai 103 milioni stanziati nel corso di dieci anni, dal 2006 al 2015. Un affare molto ricco che ha stabilito, secondo l'inchiesta, la pace tra le due cosche Arena e Dragone, contrapposte ai Grandi Aracri e ai Nicoscia. 

Oltre 500 agenti da polizia, carabinieri e guardia di finanza hanno portato portato a termine un'imponente operazione per smantellare la cosca di Arena di Isola di Capo Rizzutto. Sessantotto le persone fermate: sono indagati per associazione mafiosa, estorsione, porto e detenzione illegale di armi, intestazione fittizia di beni, malversazione ai danni dello stato, truffa aggravata, frode in pubbliche forniture e altri reati di natura fiscale, tutti aggravati dalla modalità mafiose.

I provvedimenti, disposti dalla Direzione Distrettuale Antimafia guidata dal procuratore capo Nicola Gratteri, a seguito di indagini coordinate dal procuratore aggiunto Vincenzo Luberto, hanno smantellato la storica e potentissima cosca di ‘Ndrangheta facente capo alla famiglia Arena – al centro di traffici nelle provincie di Catanzaro e Crotone. In una nota si spiega che dalle indagini, oltre alle tradizionali dinamiche criminali legate alle estorsioni, esercitate sul territorio catanzarese e su quello crotonese, è emerso che la cosca controllava, la gestione del centro di accoglienza per migranti di Isola Capo Rizzuto e coltivava ingenti interessi nelle attività legate al gioco ed alle scommesse.

Tra le persone finite in manette ci sono anche del capo della Misericordia di Isola Capo Rizzuto, Leonardo Sacco, e il parroco del paese, don Edoardo Scordio, come scrive TgCom. Il Centro di accoglienza per richiedenti asilo di Isola di Capo Rizzutto è gestito proprio dalla Misericordia. Entrambi sono accusati di associazione mafiosa, oltre a vari reati finanziari e di diversi casi di malversazione, reatio aggravati dalle finalità mafiosa.

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