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Operazione Aemilia

Operazione Aemilia

Il seme della Malaemilia: viaggio nell'Ndrangheta parmense tra appalti e politica

Dai sequestri alla droga, dalla droga agli appalti e dagli appalti alla politica: i tentacoli avviluppano così anche la cosa pubblica

Quando negli anni '70 si sentiva l'eco delle guerre di 'ndrangheta nelle città calabresi per gestire i territori e organizzare -a suon di sangue- le attività illecite delle famiglie, non si pensava che quelle realtà così lontane dalle nostre concezioni potessero arrivare fino a noi.

Gli anni '80 sono serviti alle famiglie 'ndranghetiste, le 'ndrine, per ampliare i profitti alimentandoli con nuove e criminose attività. I sequestri di persona, avvenuti da nord a sud in quegli anni, hanno garantito un'immensa liquidità ai clan, che hanno iniziato così a far tremare il settentrione, ingenuamente convinto di essere del tutto immune da quel fenomeno. Ciò che faceva paura alla gente era la vastità di persone che venivano sequestrate e, soprattutto, le modalità in cui le vittime venivano relegate. Persone -a volte bambini- costrette a vivere rannicchiate in luoghi sudici magari tra i propri escrementi legate con catene ai piedi. Altra attività che perdura tutt'oggi in maniera massiccia è il traffico di droga, riuscito così bene alla 'ndrangheta al punto “d' aver spodestato buona parte di Cosa Nostra nel sud America”.

Nell' 82 con la legge Rognoni-La Torre si cominciò a esiliare i malavitosi al nord (il confino obbligato) con l'idea che il soggiorno, “scontato in un comune o frazione non superiore ai 5mila abitanti, lontano da aree metropolitane”, in un piccolo paese dove quasi tutti si conoscono, avrebbe permesso di controllare meglio le attività del confinato. La pratica del "confino obbligato" era iniziata, seppur in forma ridotta, negli anni '50 mossa dalla volontà di “arginare la pericolosità di soggetti ritenuti predisposti a compiere reati”.

Nicola Gratteri, uno dei grandi esperti del fenomeno 'ndranghetista nonché procuratore aggiunto di Reggio Calabria, indica la pratica del confino obbligato come “il più grosso errore del Legislatore Italiano nella sua storia” in quanto “la mafia si insinua nelle profondità di quei territori dove c'è denaro e potere”. Denaro e potere che aumentano in maniera esponenziale laddove trovano terreno fertile per le loro attività.

L' Emilia fondata su buoni principi di famiglie legate alle attività agricole e industriali con una storia politica di resistenza e forza democratica alle spalle, sembrava uno dei territori più adatti a scongiurare il rischio di "malattia mafiosa".

Nella relazione annuale 2014 del Dna (Direzione Nazionale Antimafia) si descrive l'Emilia come una regione che non può più essere “indicata come modello di sana amministrazione ed invidiata per il buon livello medio di vita dei suoi abitanti (…). Oggi può ben definirsi ‘terra di mafia’ nel senso pieno della espressione essendosi verificato quel fenomeno che ha riguardato, più che il territorio in quanto tale con una occupazione militare, i cittadini e le loro menti; con un condizionamento, quindi, ancor più grave”. Queste parole, pronunciate ancora prima dell'operazione Aemilia del gennaio 2015, fanno emergere in maniera evidente la presenza -già di lungo corso- della metastasi mafiosa nelle terre emiliane.

Con l'indagine Aemilia si approfondisce e si conferma il radicamento emiliano del fenomeno. Il Dda di Bologna coordinatore dell'operazione precisa: “da oltre un ventennio una cellula 'ndranghetista di derivazione cutrese, attraverso un processo di progressiva emancipazione rispetto alla cosca, ha guadagnato in autonomia e autorevolezza sul piano economico-finanziario -evidenziando così- esistenza e operatività dell'associazione nell'intero territorio emiliano come un grande ed unico gruppo 'ndranghetistico con suo epicentro in Reggio Emilia (anche quale propaggine della 'locale' di riferimento di Cutro)”. La 'ndrina Grande Aracri capitanata dal boss Nicolino ( mano di gomma ), insediatasi a Reggio Emilia controlla le attività di buona parte delle altre città e provincie emiliane coinvolte. Nicolino Grande Aracri già detenuto dal 2013 gestiva dal carcere tutte le operazioni della zona, grazie anche all'aiuto dei fratelli Ernesto e Domenico indagati nell'ultima operazione antimafia.

Autonomia e autorevolezza che generano potere nei vari settori economici e imprenditoriali locali insinuandosi quindi anche all'interno della politica delle amministrazioni comunali. Come emerge dalle indagini, gli appartenenti alle cosche, indirizzavano flussi di voti a quei candidati sedotti dal fruttoso scambio. Assicurare pacchetti di voti in cambio di appalti pubblici e licenze per attività commerciali (ristorazione, sale per scommesse, slot machine, night club, centri benessere e centri commerciali).

Dai sequestri alla droga, dalla droga agli appalti e dagli appalti alla politica: i tentacoli avviluppano così anche la cosa pubblica.

Non è solo il voto di scambio a favorire le infiltrazioni nelle pubbliche amministrazioni, a volte queste penetrano in modo capillare e oscuro grazie a figure secondarie, burocrati, tecnici e responsabili di procedimenti, all'insaputa degli stessi amminstratori. Il settore dell'edilizia pubblica e privata, dei rifiuti, delle bonifiche e delle energie rinnovabili incentivate anche dai fondi statali o europei, sono gli ambiti più esposti al rischio di inflitrazione.

Un meccanismo circolare di riciclaggio di denaro sporco: appalti al ribasso, ditte edili con fittizie certificazioni antimafia, consulenze affidate a trattativa privata degli enti locali, società partecipate e reti societarie finalizzate a produrre fondi con false fatturazioni.

A dire di tutti gli osservatori la 'ndrangheta è la mafia più forte e diffusa sia a livello nazionale che internazionale. La sua abilità sta proprio nella capacità di adattarsi al territorio. Il Goa (Gruppo Operativo Antidroga) le attribuisce “una capacità di rigenerarsi e infiltrarsi in vari ambienti anche di natura politico-amministrativa tali da consentirle di avere occhi e orecchie dappertutto, formando così una grossa attività di intelligence informativa”.

Da quando all'inizio degli anni '90, sul finire dei tempi dei sequestri, aveva cominciato a radicarsi nelle attività del nord, la 'ndrangheta non aveva più avuto bisogno di far vedere il sangue per farsi rispettare. Violenza, minacce e intimidazioni solo all'occorrenza. Occorrenza che nel 2013 a Reggio ha segnato 40 roghi dolosi a danno di cantieri edili, aziende, automobili e abitazioni documentati dai ragazzi del giornalino studentesco Cortocircuito anch'essi minacciati per l'inchiesta.

Il passe-partout per entrare nel sistema economico erano -e sono ancora oggi- le valigie piene di denaro da presentare a imprenditori e politici per accaparrarsi appalti, muovere terre e gestire attività commerciali. Pulire soldi sporchi per ricavarne di nuovi. I prezzi vantaggiosi dovuti alla manodopera a basso costo che l'attività criminale può offrire fanno sì che gli acquirenti si prostrino alle leggi mafiose. Il clima di crisi ha ampliato ulteriormente le collusioni: dall'operazione del Dda di Bologna, per esempio, emerge un elevato numero di episodi di prestiti che gli imprenditori chiedevano ai clan. In questo modo il mercato marcisce. Uno schiaffo di realtà di cui ancora oggi si fa' fatica a prenderne atto.

Un fil rouge che lega le varie città emiliane, da Bologna a Piacenza ma non risparmia le altre regioni come Lombardia, Veneto e Piemonte. L'inchiesta ha messo in evidenza la punta di un iceberg, sorretto dal sistema familistico delle 'ndrine, ben interessato a nascondersi nel silenzio delle menti di una popolazione smemorata, con il benestare di politici e imprenditori.

Mani sporche che plasmano la realtà e alterano le menti. Quest'ultima operazione mette in luce la presenza sottile ma lampante del fenomeno che investe i più svariati livelli sociali: 162 persone indagate (116 ordinanze cautelari da Bologna con 87 arresti e altre 46 da Catanzaro e Brescia ) tra cui imprenditori edili, commercialisti e consulenti finanziari, giornalisti, rappresentanti delle forze dell'ordine ma anche amministratori e dirigenti pubblici.

Tra i nomi della politica emiliana spicca quello di Giuseppe Pagliani, consigliere comunale della città di Reggio Emilia, finito in manette in quanto accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. E' partito un avviso di garanzia sempre per lo stesso capo d'imputazione - concorso esterno in associazione mafiosa- anche per Giovanni Paolo Bernini, assessore comunale della Giunta Vignali già arrestato per l'inchiesta Easy Money, indagato per aver preso voti nelle elezioni del 2007.

Restringendo quindi il campo d'osservazione, nel territorio parmense sono stati sequestrati 40 appartamenti a Sorbolo e arrestati 5 imprenditori edili residenti tra Parma e provincia insieme ad altre persone ritenute promotrici degli affari del clan. E' in stato di fermo Michele Bolognino, ritenuto un importante affiliato nel ruolo di “promotore, dirigente e organizzatore” dell'attività del clan per la zona di Parma e della bassa reggiana. Bolognino aveva il compito di garantire gli scopi della 'ndrina sul territorio ma anche di mantenere i rapporti con la “casa madre di Cutro” e con il boss Nicolino Grande Aracri.

Romolo Villirillo, altro anello di congiunzione tra il clan e il territorio “dirigente e organizzatore dell'attività dell'associazione” come appare dalle carte del dda, muoveva i fili della gestione economica della 'ndrina “procedendo al rivestimento di denaro proveniente da Nicolino Grande Aracri” con l'ausilio dei vari affiliati operanti nel territorio “aggiornando i partecipi in relazione al proprio ruolo, ai compiti ed alle mansioni di ciascuno e coordinandone l'azione”. I rappresentanti del clan insieme ai vari “partecipi” attivi nella città e nella provincia, affermano gli inquirenti, hanno tentato di influenzare le elezioni amministrative in diversi comuni emiliani.

Si rilevano dalle intercettazioni i casi di Parma per il 2007 e il 2012, Salso Maggiore nel 2006, Brescello nel 2009 e Sala Baganza nel 2011. A supporre un interessamento della 'ndrangheta per le elezioni del 2011 di Sala Baganza in cui viene eletta Cristina Merusi (attuale sindaco del paese), è il GIP bolognese che afferma: “i riscontri esperiti, in ragione dei dialoghi captati, portano verosimilmente ad individuare il destinatario del pacchetto di voti nel cutrese Rotondo Michele, consigliere nella Lista Civica Solidarietà eletto con 99 voti” ad oggi ancora in carica. Dalle intercettazioni rilevate nell'ordinanza, emerge anche la figura di Giuliano Frijio chiamato “Zio Gino”, imprenditore edile salese -non indagato- ma, come definito dal pm, tenuto in particolare attenzione da Villirillo, coordinatore degli affari della cosca nel parmense. Riguardo ai flussi elettorali e la gestioni dei pacchetti di voti da indirizzare a quel candidato piuttosto che ad un altro, Frijio riveste un ruolo di spicco, come rilevato dalle varie conversazioni al vaglio degli inquirenti. Per esempio dopo le elezioni comunali di Parma del 2007 che elessero Vignali a sindaco e Bernini a consigliere comunale, Villirillo si complimenta con zio Gino Frijio: “Dove vi mettete voi, avete sempre la vittoria”. E ancora, in uno stralcio della telefonata tra Villirillo e Salerno : “Zio Gino ha detto che (Bernini) ci dà un sacco di lavoro a Parma, mi ha detto che ci fa lavorare”. Le elezioni comunali 2012 fecero saltare i piani della 'ndrangheta poichè l'esito darà la vittoria al Movimento 5 stelle con l'elezione di Federico Pizzarotti. Villirillo si lamenta con Frijio: “I comici si sono presi la città!”. E' deluso per la sconfitta in quanto “avere un assessore a casa è un'altra cosa!”.

Le elezioni di Sala Baganza del 2011 si sono rivelate altrettanto interessanti per il clan, tant'è che, dopo il risultato elettorale, Villirillo invita Alfonso Martino a ricordare a Zio Gino Frijio il loro contributo “Ohi Gì… abbiamo fatto bella figura? ti ho portato un bel risultato! ma…un lavoretto, una cosa. Un pò di lavoro me lo deve dare? Ho la ditta!…qua siamo fermi senza lavoro…sappi che siamo fermi”.

Il sindaco Cristina Merusi (estranea alla vicenda), rispondendo alle accuse delle indagini e alle posizioni sostenute da capigruppo di minoranza dichiara: “Possiamo affermare senza timore di essere smentiti, l'assoluta trasparenza degli amministratori e del gruppo consigliare, la sola allusione al contrario è offensiva e indegna”. Le indagini continuano e il cerchio d'osservazione si allarga; nel mirino degli inquirenti un possibile interessamento della cosca ai vertici della società calcistica Parma Fc.

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