Ospedale di Parma, Nefrologia: finanziamento da Cariparma e pubblicazione di un importante studio

Lo studio, coordinato da Augusto Vaglio, dirigente di Nefrologia nell'Ospedale di Parma, è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista americana Blood, inoltre Fondazione Cariparma ha assegnato all’Ospedale un contributo di 40.000 euro che mira a una diagnosi e all’individuazione di terapie più specifiche

Arriva da Parma un nuova prospettiva di cura per la malattia di Erdheim-Chester, patologia rara e gravemente disabilitante, causata, secondo studi preliminari, da mutazioni genetiche.

Lo studio, coordinato da Augusto Vaglio, dirigente medico dell’Unità operativa di Nefrologia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, e pubblicato sulla prestigiosa rivista americana Blood, dimostra l’efficacia di una nuova e specifica combinazione terapeutica messa a punto al Maggiore.

Questo trattamento, ben tollerato dalla maggior parte dei pazienti, ha consentito di ottenere una regressione almeno parziale delle lesioni in 8 dei 10 pazienti trattati e offre nuove prospettive a pazienti che non tollerano le cure convenzionali.

Lo studio, sempre sulla stessa rivista, è stato oggetto nell’ultimo numero di settembre di un importante editoriale da parte delle due massime autorità mondiali sulla patologia.

La malattia di Erdheim-Chester è stata descritta finora in circa 600 casi nella letteratura scientifica internazionale, in Italia si stima vi siano 70 pazienti affetti, circa la metà, 30 casi, sono seguiti dall’unità di Nefrologia del Maggiore, uno dei due centri di riferimento nazionali per la per la patologia, insieme al San Raffaele di Milano.

Recentemente, proprio sulla malattia di Erdheim-Chester, la Fondazione Cariparma ha assegnato all’Ospedale di Parma, un contributo di 40.000 euro che mira a una diagnosi precoce e non invasiva e all’individuazione di terapie più specifiche.

Lo studio è stato realizzato grazie alla collaborazione di diversi reparti dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma; oltre ai medici della Nefrologia Augusto Vaglio, Davide Gianfreda, Maria Nicastro e Maricla Galetti, hanno partecipato alla ricerca Domenico Corradi e Gabriella Becchi dell’Anatomia Patologica, Stefania Ferretti dell’Urologia, Massimo De Filippo dell’unità operativa di Scienze Radiologiche e Giorgio Baldari della Medicina Nucleare.

LA MALATTIA DI ERDHEIM-CHESTER è una forma di istiocitosi sistemica a cellule non-Langerhans, che può colpire diversi organi o apparati quali le ossa, il cuore, il sistema nervoso centrale, le ghiandole endocrine ed il tessuto che circonda reni ed ureteri, causando così insufficienza renale secondaria a ostruzione ureterale.

Questi organi sono diffusamente infiltrati dalle cellule patologiche, gli istiociti, che innescano un’importante reazione infiammatoria e fibrosante responsabile della disfunzione della struttura colpita. Fino a circa 20 anni fa, si stimava che la malattia portasse al decesso in circa il 60% dei pazienti. Negli ultimi anni, in circa il 50% dei pazienti è stata identificata una mutazione del gene BRAF, che ha aperto la strada all’utilizzo di un inibitore specifico, grazie al quale si sono ottenute importanti risposte cliniche. Nel restante 50% dei casi, però, la malattia non ha  un trattamento codificato.

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