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Elezioni: intervista ad Andrea Davolo, candidato al Senato per Sinistra rivoluzionaria

Ecco le sue risposte

Andrea Davolo è candidato al Senato per Sinistra Rivoluzionaria: gli abbiamo rivolto alcune domande in merito alla sua scelta e ai contenuti del suo programma elettorale. 

Quali sono i tre temi che affronterai se verrai eletto in Parlamento ?

Le 3 urgenze sociali a mio avviso sono: la lotta alla disoccupazione e all'impoverimento di massa, uno stato sociale universale e gratuito, un'istruzione pubblica, gratuita e democratica.

Innanzitutto, abbiamo bisogno di una nuova legge sul lavoro che abolisca il Jobs Act di Renzi. Oggi 5 milioni e mezzo di persone in Italia non lavorano. Eppure un lavoratore italiano lavora il 25% di ore in più rispetto ad un lavoratore tedesco. Questo significa che in Italia c'è chi non lavora e c'è chi lavora troppo, con ritmi massacranti e disumani che espongono il lavoratore ai rischi peggiori. Questa debole ripresa economica la stiamo infatti pagando al ritmo di 1000 morti l'anno sui posti di lavoro. Il lavoro quindi c'è, ma va redistribuito. Noi siamo per la riduzione dell'orario di lavoro a 32 ore settimanali a parità di salario. Lavorare meno, lavorare tutti e con un salario dignitoso.  Oggi 1 lavoratore su 5 ha un reddito che lo colloca sotto la soglia di povertà relativa. Abbiamo bisogno di un salario minimo intercategoriale di almeno 1.400 euro al mese per recuperare quanto è stato perso dai salari e dagli stipendi negli ultimi anni.

Accanto al sottosalario, oggi abbiamo il dato allarmante secondo cui 12 milioni di persone in Italia hanno rinunciato a curarsi adeguatamente nell'ultimo anno. Questo accade perché anni di tagli allo stato sociale e di aziendalizzazione del sistema sanitario hanno portato, da un lato, alla chiusura di numerosi presidi sanitari e ospedalieri, dall'altro a liste d'attesa scoraggianti e a costi sempre più alti delle prestazioni sanitarie. Noi rivendichiamo il raddoppio immediato dei fondi destinati alla sanità, il ripristino di una rete di poliambulatori territoriali e l'abolizione dei ticket.

Infine, non possiamo scordarci che, con le politiche di questi anni, i governi hanno negato ai giovani non solo il futuro, con lo spettro della disoccupazione, ma anche il presente, con la distruzione delle scuola e delle università che versano oggi in uno stato pietoso, soprattutto per la mancanza di risorse adeguate. Tutti i costi vengono scaricati sulle famiglie: aumento delle tasse scolastiche e universitarie, contributi extra richiesti alle famiglie, riduzione delle borse di studio. Il governo Renzi ha peggiorato la situazione con la riforma della “Buona Scuola”.  La riforma di Renzi ha introdotto, fra le altre cose, l’alternanza scuola-lavoro, ovvero il lavoro gratuito, lo sfruttamento legalizzato degli studenti da parte delle aziende. La “Buona Scuola” va subito abolita, i fondi destinati alle scuole private devono essere immediatamente bloccati, mentre i fondi destinati alla scuola pubblica devono essere raddoppiati. Inoltre, i docenti precari devono tutti essere immessi in ruolo.

Perché un elettore di sinistra dovrebbe scegliere voi invece che le altre sigle presenti nella competizione elettorale?

Molte delle cose che ho detto finora possono certamente essere condivise anche da parte di altre liste che si collocano a sinistra del Pd. Tuttavia, la questione centrale è come si pensa di realizzare un programma così ambizioso, l'unico che può risollevare le condizioni di vita dei lavoratori e delle classi popolari. Dal nostro punto di vista, tutte le altre liste rimangono dentro un quadro di compatibilità con le regole del sistema economico, come accaduto in passato con Rifondazione in Italia o con Tsipras in Grecia, e non mettono in discussione il meccanismo del debito pubblico che continua ad essere utilizzato per attaccare i diritti e i redditi di lavoratori e pensionati. Il debito dello Stato italiano è stato contratto solo in minima parte da famiglie e piccoli risparmiatori. Il resto è tutto nelle mani di banche e fondi d'investimento. E' per onorare il debito con questi creditori che in questi anni l'Unione Europea ci ha imposto le politiche di austerità. Stiamo parlando di una tassa annuale di 70-80 miliardi di euro l'anno, risorse gigantesche  che lo Stato italiano deve rifiutarsi di pagare agli strozzini della finanza internazionale e che  deve invece mettere a disposizione delle politiche che ho prima illustrato. Le banche non devono essere più sussidiate da parte dello Stato, ricordiamo gli oltre 20 miliardi trovati da Gentiloni per salvare le banche venete e Monte dei Paschi di Siena, ma devono essere nazionalizzate. Tutto questo significherà rompere con l'Unione Europea capitalista, per porre le basi per costruire una Federazione d'Europa, libera e democratica, e soprattutto fondata su basi economiche che rispondono agli interessi della maggioranza della popolazione e non a quelli di una élite di capitalisti.

Come sta andando la campagna elettorale e quali sono i vostri obiettivi?

Nelle numerose iniziative che stiamo svolgendo nelle strade o ai cancelli delle aziende, delle scuole e delle facoltà, stiamo toccando con mano l'enorme rabbia che è andata accumulandosi nella società in questi anni di crisi. Si tratta di una rabbia che magari resta in superficie e che certamente non si è espressa in lotte sociali generalizzate , anche se credo che in controluce possa leggersi nei sentimenti di disgusto nei confronti della politica ufficiale espressi soprattutto da molti giovani e che forse si tradurranno anche in un alto tasso di astensionismo. Il nostro obiettivo è proprio quello di costruire lo strumento necessario per organizzare questa rabbia e ricondurla in un progetto politico che porti al cambiamento della società. In questa campagna elettorale non stiamo semplicemente chiedendo solo un voto per la Sinistra Rivoluzionaria. Non facciamo promesse elettorali. Stiamo chiedendo di aiutarci a costruire il partito di massa che i giovani e i lavoratori possono utilizzare per le lotte e le battaglie del futuro, quelle che possono far vincere il programma e la prospettiva rivoluzionaria che oggi stiamo proponendo

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