La lapide ai caduti di Salò una offesa alla nostra storia

Rifondazione Comunista interviene sulla ricollocazione della lapide ai caduti di Salò nel cimitero della Villetta

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ParmaToday

Sembrava che dopo le proteste sollevate dalle organizzazioni antifasciste e da tanti cittadini contro la collocazione della lapide ai caduti della Repubblica di Salò al cimitero della Villetta il progetto fosse stato finalmente abbandonato. E invece no: sul fuoco pericolosamente revisionista continuano a soffiare in tanti, decisi a riscrivere una volta per tutte una pagina fondamentale della nostra storia. Lo fanno magari in sordina, così come è successo per la seconda posa della lapide oggetto di tante proteste lo scorso giugno, nella speranza che la cosa passi adesso, dopo l'estate di mezzo, inosservata, approfittando dei problemi che attraversano la città e la sua amministrazione e gli effetti della manovra economica del governo.

La lapide viene tra l'altro ricollocata quando non si è ancora sopita l'indignata protesta per la proposta di accorpare (come dire cancellare dalla memoria) le feste civili del 25 aprile, del primo maggio e del 2 giugno alla domenica successiva. Un segno evidente di come il clima che si vorrebbe fare respirare, a livello nazionale c a livello locale, sia esattamente lo stesso.

Se a tutti i morti va portato rispetto, ben altra cosa sono le valutazioni delle ragioni per le quali i repubblichini di Salò hanno combattuto, affascinati e ingannati da un progetto, quello fascista, scellerato e rovinoso.

La lapide posta al cimitero della Villetta è una manifesta volontà di falsare la nostra storia che va fermamente respinta. La memoria collettiva racconta la storia di una comunità, di un popolo, il nostro che ha voluto e ha sofferto per la libertà e la democrazia. Ricollocarla significa poi non rendere un buon servizio a coloro che vorrebbero ricordare i loro morti senza clamori.

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