Giovedì, 29 Luglio 2021
Cronaca

"Caso Pesci: processo mediatico per delegittimare e colpevolizzare la ragazza"

Elisabetta Salvini, referente della Casa della Donne: "E' importante che a livello legale sia stato sancito un punto fermo: la mancanza di consenso è un reato, a prescindere dal contesto"

Alcuni giorni dopo la sentenza di primo grado nei confronti del commerciante Federico Pesci, condannato a 8 anni e 6 mesi per i reati di violenza sessuale e lesioni nei confronti di una giovane che, all'epoca dei fatti aveva 21 anni, Elisabetta Salvini, referente della Casa della Donne di Parma, riflette sulle varie fase del processo, che ha avuto un'eco mediatica enorme, anche al di fuori della nostra città. 

Caso Pesci, qual'è la vostra opinione in merito alla sentenza di primo grado?

"Da parte nostra c'è stato subito interesse nei confronti della vicenda: abbiamo cercato di manifestare la nostra vicinanza alla ragazza, però rimanendo nell'ombra. Non pensavamo fosse opportuno fare altre azioni, che potessero dare ulteriore motivo di vittimizzazione secondaria rispetto alla ragazza. La difesa dell'imputato, infatti, ha cercato di trasformare la vicenda in processo mediatico: abbiamo notato una particolare morbosità nel cercare particolari scabrosi nella vita della ragazza, con l'obiettivo di perpretrare la violenza nei suoi confronti. Abbiamo organizzato una serata sull'episodio al Centro Giovani Federale: ci tenevamo che fosse nello stesso quartiere in cui è avvenuto l'episodio. La sentenza ha stabilito che se non c'è consenso è violenza, anche nel caso in cui ci sia uno scambio di soldi. E' importante anche perchè ha messo nero su bianco che non ci sono due vittime ma solo una, che è la ragazza. La difesa è stata molto aggressiva: alcune parole pronunciate dagli avvocati sono le stesse sentite in tantissimi processi per casi di stupro". 

Il caso Pesci ha avuto un'eco mediatica enorme nelle varie fasi del processo. Voi cosa ne pensate? 

"Si è cercato di screditare la vittima: è un modo di procedere gravissimo. Per prima cosa, la prognosi di 45 giorni è stata messa in discussione. Poi è stata chiesta una perizia sulla vittima e la stessa psichiatra, incaricata di farla, è stata messa in discussione e denunciata. L'imputato ha utilizzato il suo ruolo per screditare la vittima. La linea di difesa è stata molto aggressiva: addirittura all'inizio avevano chiesto di fare il processo a porte aperte, con il solo scopo di annientare la vittima. Pesci ha utilizzato il suo privilegio in ogni momento: la sproporzione di forza era evidente. Non possiamo dire che è una vittoria, visto quello che è successo, ma è importante che a livello legale sia stato sancito un punto fermo: la mancanza di consenso è un reato, a prescindere dal contesto"

Per una sentenza a favore quante donne non hanno invece avuto giustizia...

"E' vero, in tantissimi casi non c'è stata giustizia per la vittima e si è cercata l'attenuante per lo strupratore. Ci sono state sentenze che urlano vendetta, indecenti e inacettabili. In questo processo, invece, non è avvenuto ed è stato fatto un ottimo lavoro anche da parte di chi ha difeso la ragazza: l'avvocata Giovanna Fava ha cercato di riportare l'attenzione sui temi della violenza contro le donne e la rivendicazione dei diritti fondamentali". 

Qual'è la situazione per quanto riguarda la violenza contro le donne nella nostra città? 

"Come Casa delle Donne abbiamo siamo presenti come presidio sul territorio, in sostegno a chi già da anni si occupa di contrasto alla violenza contro le donne, come il Centro Antiviolenza. Non posso dire che sul nostro territorio non ci sia impegno da parte delle Istituzioni ma credo che sia necessario potenziare l'educazione e la formazione nelle scuole.

E' importantissimo che a scuola passi un messaggio inequivocabile sul contrasto alla violenza e la costruizone di relazioni che non siano fondate sul dominio e sul possesso, lo stesso vale per il Ddl Zan. Ci deve essere un impegno comune: è fondamentale anche il racconto che viene fatto della violenza: su questo ci siamo battute tantissimo. In particolare abbiamo posto l'attenzione su alcuni articoli pubblicati: la violenza non si racconta con parole di violenza nei confronti della vittima". 

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