Inceneritore: Laguardia impugna l’ordinanza che rigetta il sequestro

Il procuratore capo Gerardo Laguardia ha presentato stamattina al Tribunale di Parma un appello contro il provvedimento del Gip Maria Cristina Sarli con il quale veniva rigettata la richiesta di sequestro preventivo del cantiere

Laguardia si ribella al mancato sequestro dell’inceneritore. Il procuratore capo di Parma ha depositato stamattina un appello in Tribunale affinché vengano vagliate nuovamente in sede di riesame le motivazioni con le quali è stato richiesto lo stop dei lavori nel cantiere di Ugozzolo. Il Gip Maria Cristina Sarli pur confermando l’esistenza dei reati d’abuso d’ufficio nell’affidamento del servizio di gestione rifiuti e le irregolarità legate all’appalto dieci giorni fa ha rifiutato di dare vita al sequestro del termovalorizzatore.

Le motivazioni addotte dalla Sarli per il diniego del sequestro preventivo secondo ciò che si evince dall’appello presentato da Laguardia sarebbero inconsistenti perchè se è vero ,come sostiene la Sarli nel suo documento, che il reato è già stato consumato è anche vero che, come recita l’appello presentato oggi in Tribunale, “non sembra corretto affermare che con il sequestro non si impedirebbe che gli effetti del reato vengano portati ad ulteriori conseguenze”. Anzi: “proprio il trattamento dei rifiuti con l’inceneritore –scrive Laguardia – rappresenta esattamente il momento di realizzazione del maggiore profitto legato all’illecito affidamento del servizio gestione rifiuti”. In più sarebbe il codice penale a consentirlo (art.323) “E’ legittimo il sequestro preventivo di un immobile la cui edificazione è stata consentita con illegittima autorizzazione”.

Il cantiere deve essere bloccato. Questa la richiesta del procuratore Laguardia che rinnova l’invito al Tribunale a “disporre sequestro preventivo dell’area e delle opere del cantiere PAI”. Manca l’autorizzazione a costruire per la Procura, un’autorizzazione che il Tar considerò implicita nella Valutazione di Impatto Ambientale deliberata dalla Provincia. Ma non sarebbe così. “Sembra pacifico che il permesso di costruire fosse necessario. Il Gip è incorso in un errore di fatto” spiega Laguardia nelle sue motivazioni.

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Tredici gli indagati, primo tra tutti l’attuale direttore generale di Iren Andrea Viero. Laguardia non fa nomi, ma nel suo appello sottolinea la responsabilità degli amministratori che avrebbero fatto sì che Enia/Iren evitasse di versare 420mila euro di oneri di costruzione. Per il Gip la mancata corresponsione di queste somme potrebbe essere data da un “errore di interpretazione da parte degli amministratori”. Ma per Laguardia no: “Ebbene, basta guardare che uso è stato fatto di queste somme di denaro . Vedi la misura richiesta per Moruzzi!! (arrestato per un giro di tangenti ndr)”.
 

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