Parmigiano contraffatto: l’ombra delle mafie nella Food Valley

Nel parmense l'industria agroalimentare pare sia minacciata dalle infiltrazioni della criminalità organizzata. I sequestri di finto Parmigiano-Reggiano e Prosciutto di Parma mostrano uno dei volti delle mafie nell'agroalimentare

Parmigiano Reggiano falso, Prosciutto di Parma falso: solo la punta di un iceberg. L’industria agroalimentare è fonte di business per la criminalità organizzata in Emilia, soprattutto a Parma. Nel cuore della food valley, secondo il dossier 2012 sulle infiltrazioni mafiose in Emilia-Romagna redatto da Libera, “la capacità dei boss di insinuarsi nell’industria agroalimentare riguarda tutti gli aspetti: dalla produzione alla commercializzazione, dall’imposizione dei prezzi, al controllo del trasporto fino alla grande distribuzione. Uno spaccato inquietante”.

Inquietante perché coinvolge uno dei settori trainanti dell’economia emiliana, preoccupante perché colpisce le eccellenze alimentari riconosciute a livello internazionale. Prodotti ‘sempreverdi’ che garantiscono guadagni facili. Guadagni che attirano le attenzioni della criminalità organizzata. “E’ significativo – si legge nel report - che la maggior parte dei controlli effettuati in regione abiness con prosciutti e parmigiano falsi abbiano a che fare con falsi prosciutti di Parma, Parmigiano-Reggiano di origine non controllata o aceto balsamico di Modena contraffatto. E’ tutto il comparto dell’eccellenza alimentare ad essere duramente minacciato, provocando danni ingenti alla produzione e ai produttori onesti e scrupolosi”.

Le forze dell’ordine, in particolare il Nucleo Antifrodi dei Carabinieri con sede a Parma, negli ultimi anni ha condotto diverse operazioni. I risultati più significativi sono stati ottenuti da controlli “sul settore lattiero-caseario. I Nac di Parma – spiega il dossier di Libera - hanno individuato delle società che producono burro utilizzando impropriamente la dicitura Dop “Parmigiano Reggiano”. Si tratta di una società di Reggio Emilia a cui è stata contestata la produzione di 180,70 quintali di burro; un consorzio agricolo di Parma per la produzione di 249 quintali di burro; e infine di tre società di Modena per la produzione di 384,10 quintali di burro”.

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Anche i prosciuttifici sono finiti sotto la lente dei Nac: “individuata la produzione di prosciutto con la falsa dicitura ‘Prosciutto di Parma Dop’ – recita il documento sulle infiltrazioni - l’intervento del Nucleo Antifrode dei Carabinieri ha portato al sequestro di un timbro contraffatto per la marchiatura delle cosce di suino a Medolla (Mo), e di 6.144 cosce di prosciutto marchiate con il timbro contraffatto a Langhirano (Pr)”. Le diciture Doc e Dop cessano così di fornire le proprie garanzie di marchi di qualità. E la food valley rischia di perdere credibilità ed eccellenze.

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