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Lunedì, 6 Dicembre 2021
Politica

Emergenza abitativa, interrogazione del consigliere Freddi: "Censire gli immobili inutilizzati della Chiesa"

L'esponente radicale: "Sono convinto che destinare qualche immobile per ulteriori finalità sociali come l’emergenza abitativa, tra le centinaia di proprietà della chiesa locale o delle congregazioni, possa rappresentare un reale processo di fraternità"

Emergenza abitativa a Parma. Il consigliere comunale del Gruppo Misto Marco Maria Freddi, vista anche la protesta dei rifugiati, in tenda davanti al Duc, ha depositato un'interrogazione in Consiglio Comunale che impegna Sindaco e l'Amministrazione Comunale ad attivarsi presso la Diocesi di Parma ed il suo Vescovo perché gli immobili ecclesiastici sottoutilizzati o inutilizzati possano essere censiti da un tavolo comune, un tavolo di confronto alla presenza della diocesi, dell’amministrazione comunale e rappresentanti del consiglio comunale oltre che delle altre congregazioni e ordini religiosi presenti a Parma

"Lo scorso 30 Aprile scorso - si legge in una nota di Marco Maria Freddi - ho incontrato il Vescovo di Parma allo scopo di trovare un punto di mediazione rispetto il comune sentire di quanto l’emergenza abitativa sia questione centrale in città, per l’attuale e prossima amministrazione.

Circa un quinto del patrimonio edilizio italiano è di proprietà della Chiesa cattolica e l’approssimazione dipende dal fatto che dietro i numeri ci sono una miriade di realtà ramificate, fatte di diocesi, parrocchie, congregazioni religiose maschili e femminili, enti morali, scuole, università, ospedali, case di cura, gruppi assicurativi, confraternite, associazioni, movimenti laici e così via.

La varietà e l’ampio numero dei soggetti proprietari rende comprensibile l’assenza di un censimento dei beni immobili della Chiesa italiana e nonostante nessuno conosca l’esatto numero e la consistenza del patrimonio immobiliare della chiesa italiana, è venuto il tempo in cui alcuni di questi “contenitori” immobili cerchino “nuovi contenuti” sociali.

Dare vita a processi sociali di fraternità, dunque, un inizio di processo sociale di fraternità troverebbe nella messa a disposizione di alcuni “contenitori” immobiliari della chiesa locale alla amministrazione comunale, un reale processo di giustizia per tutti che non rischia, in nessun modo, di diventare o essere percepiti come slogan attraenti quanto vuoti.

Sono quattro i miliardi di euro, che i contribuenti italiani, credenti o meno, in varie forme di finanziamento diretto o indiretto Stato-Chiesa di cui l’8xmille è solo il più conosciuto, versano ogni anno nella casse dello stato Vaticano.

Credo questa sia l’occasione per superare la tentazione di cadere nella trappola dell’ideologia che assolutizza una visione del mondo, una convinzione ritenuta l’unica e non disposta al dialogo ma che apra ad un dialogo.

La Chiesa locale svolge il suo compito, così come lo svolge l’amministrazione comunale, nessun plauso per questo, nessuna esaltazione, nessun ringraziamento speciale, semplicemente la consapevolezza che ognuno fa ciò che è chiamato a fare e che purtroppo, le insufficienti risorse non permette di arrivare a tutto, tutto ciò che chi amministra sa, potrebbe e dovrebbe fare.

Presento una mozione consigliare, una mozione che impegna Sindaco e l'Amministrazione Comunale ad attivarsi presso la Diocesi di Parma ed il suo Vescovo perché gli immobili ecclesiastici sottoutilizzati o inutilizzati possano essere censiti da un tavolo comune, un tavolo di confronto alla presenza della diocesi, dell’amministrazione comunale e rappresentanti del consiglio comunale oltre che delle altre congregazioni e ordini religiosi presenti a Parma.  Sono a conoscenza che alcuni appartamenti della diocesi sono utilizzati dalle parrocchie per accogliere poveri, altri immobili sono utilizzati per altri scopi sociali e spesso i percorsi sono affiancati dall’amministrazione comunale.

Altri ancora sono a reddito e nessuno pretende che la Chiesa cattolica rinunci ai suoi redditi ma molti sono gli spazi sottoutilizzati o inutilizzati, di proprietà della Diocesi o delle congregazioni e sono altresì convinto che destinare qualche immobile per ulteriori finalità sociali come l’emergenza abitativa, tra le centinaia di proprietà della chiesa locale o delle congregazioni, possa rappresentare un reale processo di fraternità e giustizia per tutti che in nessun modo diventeranno slogan attraenti quanto vuoti ma puro dialogo, dialogo che si fa corpo e speranza".

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