Pagliari (Pd) sul bilancio consuntivo 2009

Intervento del capogruppo consiliare del Partito Democratico sul bilancio

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ParmaToday

I toni dell’Assessore al bilancio sono come al solito enfatici e mistificatori: è un metodo ormai consolidato, assolutamente contrario ai criteri operativi e alla deontologia di un Assessore al bilancio, ma certamente consoni alla fabulistica mediatica tipica del centro-destra romano e parmigiano.

Con la deliberazione 101/2011/PRSE, infatti, la Sezione Regionale della Corte dei Conti Emiliano Romagnola ha dato atto che non sono emerse quelle gravi irregolarità contabili che avevano portato a ben altre valutazioni sul rendiconto 2010 e che avevano spinto la Sezione regionale a richiedere al Consiglio Comunale l’adozione delle necessarie misure correttive ai sensi dell’art. 1, comma 168, L. finanziaria 2006.

Con tutto questo, però, le “lodi” non sono ricomprese nel documento, anzi!

Questo, infatti, denuncia criticità/irregolarità alcune delle quali già evidenziate in passato, rilevate dai dati contabili trasmessi, che vanno attentamente vagliate nella gestione del bilancio degli esercizi futuri: un chiaro monito che critica metodi e criteri di redazione e di quantificazione.

Così la Corte dei Conti contesta:

a)      il risultato negativo della gestione di competenza con un saldo positivo o uguale a zero della parte corrente che, in quanto non generato da evenienze specifiche e non ripetibili, impongono una particolare attenzione nella gestione degli esercizi futuri quand’anche il tutto sia compensato con un risultato positivo della gestione dei residui. In altri termini, la Corte dei Conti denuncia un éscamotage contabile, fine a se stesso, utile a superare l’émpasse, ma privo di effetto stabilizzante sull’equilibrio dei conti;

b)      il ricorso ad anticipazioni di cassa deve essere uno strumento eccezionale per fronteggiare esigenze di liquidità temporanee ed impreviste e non può essere utilizzato per il finanziamento di spese correnti a carattere ripetitivo;

c)      l’utilizzo di entrate straordinarie anche nei limiti percentuali previsti dalla legge contrasta coi principi di sana gestione finanziaria e, quando ripetuto, è sintomo di scarsa tenuta degli equilibri di bilancio;

d)      quando le entrate correnti aventi carattere non ripetitivo superano le spese correnti di uguale natura, l’Ente deve verificare gli equilibri di bilancio per accertarsi che l’eccedenza delle entrate correnti sia destinata a finanziare spese continuative;

e)      in ordine all’indebitamento è stato rilevato il disallineamento degli importi dei nuovi prestiti che non consente una corretta valutazione della capacità effettiva dell’indebitamento dell’Ente. Il che sembra voler dire che non è certo se l’Ente è stato portato ad indebitarsi nei limiti consentiti dal bilancio;

f)        l’elevato rapporto tra debito residuo ed entrate correnti comporti che il Comune debba considerare con attenzione la reale stabilità degli equilibri di bilancio.

Forte, infine, la preoccupazione per la partecipazione diretta nelle società partecipate con gli ultimi tre esercizi in perdita per il rischio che ciò comportare alla stabilità del bilancio del Comune e all’appesantimento dei bilanci futuri.

A questa forte preoccupazione, si accompagna l’invito “ad operare” con tempestività un attento monitoraggio delle relative cause al fine di non compromettere in futuro la solidità finanziaria dell’Ente.

Il quadro è, quindi, con tutta evidenza, un quadro tutto tranne che encomiastico, laudativo e rassicurativo.

Non c’è la violazione degli obblighi di veridicità e di sana, prudente gestione contestate dalla stessa Corte dei Conti sul bilancio di rendiconto 2010, ma ci sono reiterate e diversificate sottolineature di criticità che devono essere risolte per rimettere in vero equilibrio il bilancio comunale. E sono criticità, tutte, che hanno riferimento agli aspetti più deboli e contestati della politica economico-finanziaria di questo Comune: da un lato, la finanza creativa con cui si è negato e nascosto il disavanzo dei bilanci comunali in questi anni e, dall’altro, il sistema delle società partecipate nella loro oggettiva situazione di disastro e nella loro dimensione di strumenti utili a “distrarre” i debiti comunali, “esternalizzando” i servizi o gli appalti.

Una pratica che noi abbiamo sempre denunziato, ricevendo irrisioni ridicole e triviali (talvolta), ma trovando alla fine giustizia nelle prospettazioni e decisioni del presidente di STT Holding S.p.A. in decisioni della stessa Procura della Repubblica e in diversi provvedimenti della Corte dei Conti, la quale ultima chiude questo suo parere ricordando che il “risultato economico dell’esercizio e, in particolare, il risultato depurato dai componenti straordinari (classe E), se negativo, attesta uno squilibrio economico che rende necessaria l’adozione di provvedimenti urgenti tesi a realizzare e mantenere il pareggio economico da considerare un obiettivo di gestione essenziale ai fini della funzionalità dell’ente”.

Sembra di leggere, mutato quel che va mutato, la nota lettera del presidente della BCE e dal suo successore al governo italiano per dettare i contenuti dell’ultima manovra economica.

Di fronte alla mistificazione operata dalla maggioranza la reazione più naturale sarebbe allargare le braccia.

Questo non è possibile perché c’è in ballo il destino della comunità cittadina; destino che, senza una radicale revisione della politica di bilancio e senza una radicale riorganizzazione del sistema delle società partecipate e di un loro vero processo di risanamento economico-finanziario, sarà caratterizzato, al di là della retorica e anche quando dovessero arrivare i fondi dell’ex metro, da una stagione di restrizioni e di rincari nei servizi sociali.

Questo effetto dovrà essere combattuto in ogni modo e tra mille difficoltà, ma, semmai una speranza di riuscire a contenerla esiste ancora, questo è legato ad un cambio di rotta radicale di questa maggioranza che inizi quel risanamento, che oggi confonde con il peggioramento giornaliero della situazione, che determina con la paralisi o con scelte sbagliate.

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